È morto a Siena Michele Zappella, tra i più autorevoli specialisti italiani di neuropsichiatria infantile. Pioniere degli studi sull’autismo e sulla sindrome di Rett, ha legato il proprio nome alla scoperta di due sindromi cliniche e all’elaborazione di una proposta terapeutico-educativa per i disturbi del neurosviluppo.
I funerali si terranno oggi alle 11 nella basilica di San Domenico. Il rapporto con la città era iniziato nel 1973, quando Zappella era stato nominato primario del reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale senese. Un incarico mantenuto fino al 2006, durante il quale aveva contribuito a consolidare il ruolo della struttura nell’assistenza e nello studio delle patologie dell’età evolutiva.
Una carriera tra ricerca e formazione
Parallelamente all’attività clinica, il professore aveva insegnato nelle scuole di specializzazione dell’Università di Siena, formando generazioni di medici. Il suo lavoro si era concentrato in particolare sull’autismo e sulla sindrome di Rett, con un approccio rivolto alla specificità di ogni bambino e non soltanto alle categorie diagnostiche.
Tra i suoi collaboratori c’è Andrea Fagiolini, attuale direttore della Neuropsichiatria infantile alle Scotte. Nel ricordarlo, Fagiolini ha sottolineato l’originalità di una figura capace di unire rigore scientifico e attenzione autenticamente umana verso i piccoli pazienti. Secondo il medico, Zappella aveva saputo leggere l’autismo superando gli schemi rigidi che per lungo tempo hanno caratterizzato la disciplina.
Il ricordo dei colleghi
I suoi lavori divulgativi avevano raggiunto lettori in diversi Paesi, grazie a una scrittura accessibile sia ai genitori sia ai professionisti. La capacità di spiegare concetti complessi senza banalizzarli era considerata uno dei tratti distintivi del suo metodo, insieme a un’attenzione costante per la persona oltre la diagnosi.
Fagiolini lo ha descritto anche come una presenza rassicurante, dai modi eleganti, con un’ironia sottile e una curiosità che si estendeva alla letteratura, alla storia e all’osservazione del comportamento umano. Una dimensione umanistica che non entrava in contrasto con la scienza, ma accompagnava l’esercizio del metodo clinico.
Il lascito di Zappella, secondo il collega, non riguarda soltanto i contributi scientifici e gli scritti pubblicati. Comprende anche un modo di intendere la medicina come disciplina insieme clinica e umana, nella quale la competenza e il rigore costituiscono il fondamento dell’attenzione verso ogni paziente.