Toscana

San Bartolomeo, il culto che attraversa tredici secoli

La chiesa custodisce riti per l’infanzia, memorie longobarde e l’origine possibile dei dolci del 24 agosto.

San Bartolomeo, il culto che attraversa tredici secoli

Il legame tra Pistoia e San Bartolomeo affonda le proprie radici nell’Ottavo secolo, quando l’Italia era segnata dalla presenza dei Longobardi e dalla frattura con l’Impero romano d’Oriente. A ricostruire la storia della devozione è padre Giordano, rettore della chiesa dedicata al santo, secondo il quale gli atti ufficiali fanno risalire la fondazione dell’edificio al 726, anche se il nucleo originario potrebbe essere più antico.

La venerazione per Bartolomeo sarebbe stata rafforzata proprio dai Longobardi, particolarmente legati alla figura dell’apostolo. A Benevento, una delle capitali dei loro ducati, erano custodite le reliquie del santo e da quel centro il culto si sarebbe diffuso in diverse aree della penisola. Un legame ancora ricordato dal Cammino di San Bartolomeo, itinerario che parte da Fiumalbo e raggiunge Pistoia attraversando luoghi collegati alla devozione.

Dalla porta Pandana alla tradizione del Pantano

Nel racconto delle origini della chiesa, padre Giordano chiarisce anche il significato del termine Pantano, spesso associato all’idea di un’area paludosa. Secondo la ricostruzione riportata dal rettore, la denominazione deriverebbe invece dalla porta Pandana, uno degli accessi dell’insediamento romano che si trovava nelle vicinanze del luogo di culto. Nel tempo, la trasformazione del nome avrebbe portato alla forma oggi conosciuta.

Nei secoli San Bartolomeo ha ospitato diverse comunità religiose. In una prima fase furono presenti i Benedettini, ai quali subentrarono gli Agostiniani nel 1433. Nel 1778 arrivarono i Vallombrosiani, rimasti fino alla soppressione degli ordini disposta durante l’occupazione napoleonica. Tre monaci continuarono tuttavia a vivere nel complesso e, dopo la morte dell’ultimo, avvenuta nel 1830, la chiesa e una parte del monastero passarono alla Diocesi. Oggi la gestione della struttura è affidata alla Fraternità di Gerusalemme.

La benedizione dei bambini e i dolci del 24 agosto

Il rapporto tra San Bartolomeo e i più piccoli viene ricondotto alla devozione agostiniana per San Ubaldo. Nel giorno dedicato a Bartolomeo, il 24 agosto, i bambini venivano unti con l’intento di proteggerli dal maligno. In un’epoca in cui le famiglie disponevano di minori forme di assistenza e protezione, la benedizione rappresentava un gesto di affidamento e di cura, coerente con la spiritualità dell’ordine, fondata su amore e carità.

Agli Agostiniani potrebbe essere legata anche la tradizione dei pippi e della Corona di San Bartolomeo, il dolce associato alla festa. Nei pressi della chiesa esisteva anticamente un mulino, destinato a rifornire la città e forse anche lo Spedale. La farina prodotta sarebbe stata utilizzata per preparare biscotti di pasta frolla da distribuire ai bambini. La consuetudine della benedizione continua ancora oggi a richiamare numerose famiglie, confermando la vitalità di una devozione che, secondo il rettore, conserva un forte significato anche nel presente.