Il 44,9 per cento dell’acqua potabile immessa ogni giorno nella rete del capoluogo lecchese non arriva ai rubinetti. Il dato emerge dall’ultimo studio dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato i numeri Istat relativi al 2022 per i 109 comuni capoluogo italiani.
A Lecco vengono immessi nella rete 425 litri d’acqua per abitante al giorno. Quelli erogati per usi autorizzati sono 234, mentre 191 risultano dispersi. Il capoluogo si colloca così al trentaseiesimo posto nella classifica nazionale delle dispersioni ed è il primo tra i capoluoghi lombardi.
Il confronto con le altre città lombarde
In Lombardia, dopo Lecco si trova Sondrio, con 178 litri persi ogni giorno per abitante e una dispersione del 44,3 per cento. Seguono Varese, al 41,3 per cento, Brescia al 27,9, Bergamo al 25,8, Cremona al 23, Lodi al 22,9 e Mantova al 19,5. Più contenute le percentuali di Milano, al 13,4 per cento, e Monza, all’11.
Le reti più efficienti della regione sono quelle di Pavia, con il 9,4 per cento, e Como, con il 9,2. Quest’ultima risulta anche la città più virtuosa d’Italia. La media nazionale delle perdite si attesta invece al 42,4 per cento, pari a 157 litri al giorno per abitante.
Che cosa comprende il dato sulle perdite
La percentuale calcolata dall’Istat non coincide esclusivamente con l’acqua che si disperde nel terreno. Il valore è ottenuto dalla differenza tra il volume immesso nella rete e quello erogato per usi autorizzati. Nel calcolo rientrano una quota fisiologica, normalmente compresa tra il 5 e il 10 per cento, le perdite fisiche dovute alla vetustà degli impianti, alla corrosione e alle rotture, oltre a una componente amministrativa stimata tra il 3 e il 5 per cento.
Quest’ultima comprende, tra l’altro, gli errori dei contatori e gli allacci abusivi. Nel caso lecchese, la Cgia segnala inoltre il possibile peso della presenza di fontanili nei centri urbani, soprattutto nelle aree montane, che possono determinare erogazioni continue e contribuire ad aumentare il valore complessivo delle dispersioni. Il volume immesso a Lecco è superiore alla media italiana, ferma a 371 litri per abitante al giorno.
Su scala nazionale, i 3,8 miliardi di metri cubi d’acqua persi ogni anno hanno un valore economico stimato dalla Cgia in 9,8 miliardi di euro, sulla base del prezzo medio calcolato da Cittadinanzattiva. In Lombardia la dispersione è del 31,8 per cento, il terzo dato regionale più efficiente dopo Emilia-Romagna e Valle d’Aosta, ma le dimensioni del sistema portano a 505 milioni di metri cubi persi, per un valore stimato di 1 miliardo e 16 milioni di euro.
Gli interventi sulla rete provinciale
Sulla rete del territorio è in corso da anni un programma di interventi gestito da Lario Reti Holding, che gestisce il servizio idrico integrato nei comuni della provincia. Il progetto, finanziato dal Pnrr con 17,8 milioni di euro su un valore complessivo di circa 36,8 milioni, riguarda la ricerca delle perdite, la digitalizzazione e il monitoraggio degli acquedotti.
Il piano ha interessato 1.255 chilometri di rete in 32 comuni, compreso il capoluogo, con l’obiettivo di recuperare ogni anno circa 8,6 milioni di metri cubi rispetto al 2020 e ridurre i consumi elettrici di 9,5 GWh. La conclusione delle attività finanziate era fissata al 31 dicembre 2025.
Secondo i dati diffusi dal gestore, dal 2020 a oggi sarebbero stati risparmiati 22 milioni di metri cubi d’acqua, con una riduzione dei guasti del 24 per cento, 214 distretti idrici monitorati e oltre 17mila contatori elettronici installati. Il bilancio di sostenibilità indica inoltre circa 530 chilometri di rete controllati e rinnovati nel 2025. Si tratta di dati riferiti alla provincia e autodichiarati, quindi non direttamente sovrapponibili alla rilevazione Istat sul singolo comune.
Per il 2026 sono previsti oltre 11,9 milioni di euro per manutenzioni e ricerca delle perdite e circa 9,4 milioni per interventi sulle reti acquedottistiche. A luglio, inoltre, dal livello nazionale sono arrivati al territorio oltre 25 milioni di euro destinati a due raddoppi di collettore e a un ulteriore piano contro le dispersioni. Saranno le prossime rilevazioni Istat a indicare se gli interventi avranno modificato il quadro del capoluogo.