La nomina di Giovanni Grasso, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo, a commissario straordinario dell’Agenzia regionale di sanità è al centro del confronto politico in Consiglio regionale della Toscana. L’incarico è stato conferito dal presidente della Regione, Eugenio Giani, il 13 agosto e resterà in vigore fino al 31 dicembre.
La scelta, che porta alla guida dell’organismo un rappresentante del settore delle professioni sanitarie, è stata contestata dal Movimento 5 Stelle. A chiedere chiarimenti sono i consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti, insieme al coordinatore regionale Tommaso Pierazzi. Al centro della loro iniziativa non ci sarebbe soltanto il profilo del commissario, ma soprattutto il metodo adottato per arrivare alla nomina.
La richiesta di trasparenza
Secondo i rappresentanti pentastellati, l’Agenzia regionale di sanità è un organismo tecnico con finalità di ricerca scientifica e, proprio per questo, la sua guida dovrebbe essere individuata attraverso un percorso trasparente. Il M5S chiede di conoscere quali valutazioni abbiano orientato la decisione e per quali ragioni il curriculum di Grasso sia stato ritenuto il più adatto a ricoprire l’incarico.
La questione sollevata riguarda quindi i criteri utilizzati dalla Regione per la scelta dei vertici dei propri organismi. I consiglieri e il coordinatore del Movimento 5 Stelle sostengono che tali nomine debbano fondarsi sulla qualità dei profili e su elementi verificabili, senza essere condizionate da appartenenze politiche o dagli equilibri della maggioranza.
Il tema delle prossime nomine
La richiesta avanzata in Consiglio regionale punta a trasformare questo principio in una regola anche per le future designazioni. Per il M5S, procedure condivise e motivazioni pubbliche sono necessarie per garantire credibilità alle scelte riguardanti gli organismi regionali.
Sullo sfondo resta il caso di Grasso, la cui nomina ha riaperto il dibattito sia sulla competenza richiesta per l’incarico sia sulle modalità con cui la Regione assegna posizioni di vertice. Il confronto prosegue dunque sul rapporto tra qualificazione professionale, trasparenza delle procedure e responsabilità politica nelle designazioni.