Il nome di Giovanni Grasso, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo, continua ad alimentare il confronto sulla guida dell’Agenzia regionale di sanità. La decisione del presidente della Regione Eugenio Giani di commissariare l’Ars fino al 31 dicembre ha aperto una discussione che non riguarda soltanto l’incarico, ma anche il peso delle diverse professioni nella governance del sistema sanitario.
La difesa della Uil Fp Toscana
La Uil Fp Toscana sostiene la scelta e respinge l’idea che l’appartenenza alla professione infermieristica possa rappresentare un limite per un incarico di vertice. Secondo il sindacato, gli infermieri dispongono di competenze cliniche, organizzative, gestionali, formative e di ricerca e ricoprono già responsabilità complesse nelle aziende sanitarie e nelle istituzioni.
Essere infermiere, sostiene la Uil, non costituisce una diminutio, ma esprime un patrimonio di conoscenze costruito a contatto quotidiano con i bisogni dei cittadini e con il funzionamento concreto dei servizi. In questa prospettiva, la valutazione di un incarico dovrebbe basarsi su competenze, esperienza, trasparenza e risultati, senza trasformare la professione di provenienza in un criterio di esclusione.
Il sindacato richiama anche la funzione dell’Ars, chiamata ad analizzare i dati, studiare i bisogni della popolazione, valutare l’organizzazione e la qualità dell’assistenza e fornire elementi utili alle decisioni della Regione. Proprio per la natura dell’Agenzia, secondo la Uil Fp Toscana, sarebbe necessario valorizzare una presenza più ampia delle professioni sanitarie e superare una lettura gerarchica dei ruoli.
Le perplessità delle categorie mediche
La posizione si contrappone a quella di Cimo Fesmed, Fassid e Uil Fpl medici. Le organizzazioni non mettono in discussione il valore della professione infermieristica, ma chiedono di esaminare la scelta in rapporto alle responsabilità specifiche dell’Agenzia, organismo tecnico-scientifico impegnato su epidemiologia, dati sanitari, appropriatezza, esiti delle cure e organizzazione dei servizi.
Per i sindacati dei medici, la possibilità prevista dalla normativa di affidare l’incarico anche a un non medico non coincide automaticamente con l’opportunità di procedere in quella direzione. La tradizionale guida medico-scientifica dell’Ars, sostengono, non dovrebbe essere considerata un retaggio del passato, ma un elemento da valutare per tutelare l’identità e la missione dell’organismo.
Il caso Grasso è così diventato il punto di partenza di un confronto più ampio sul futuro della governance sanitaria regionale. Da una parte, i sostenitori della scelta chiedono di riconoscere il contributo delle diverse professionalità e di costruire un modello multidisciplinare; dall’altra, le categorie mediche ritengono che la specificità dell’Ars richieda profili strettamente coerenti con le sue funzioni tecnico-scientifiche.