Il direttore di VareseNews, Marco Giovannelli, offre una riflessione sulle recenti polemiche riguardanti la sicurezza a Varese, innescate da episodi di violenza in via Como e dalle dichiarazioni delle forze politiche di centrodestra. In particolare, il segretario della Lega, Bordonaro, ha descritto la città come pericolosa, sollevando interrogativi su quali dati supportino questa affermazione e a quale periodo si riferisca quando parla di un’immagine di Varese come città signorile e tranquilla.
Giovannelli sottolinea che, sebbene non si possano negare i fatti di violenza attuali, è importante ricordare che anche in passato Varese ha affrontato momenti di grande difficoltà. Negli anni Settanta, ad esempio, la città era segnata da rapimenti e un alto tasso di prostituzione, mentre negli anni successivi si registravano picchi di morti per overdose e Aids. Questi eventi storici pongono interrogativi sulla percezione attuale della sicurezza e sull’efficacia delle etichette che vengono applicate a fenomeni complessi.
La questione delle etichette
Giovannelli mette in discussione l’utilità di etichettare fenomeni sociali e gruppi di persone, come i cosiddetti “maranza”, che sono diventati oggetto di stigmatizzazione. Secondo lui, l’uso di termini come “zona rossa” non fa altro che spostare il problema senza affrontarne le cause profonde. La sicurezza, sostiene, non può essere misurata solo attraverso il numero di auto in circolazione o la presenza di telecamere, ma deve essere vista in un contesto più ampio, dove i cittadini si sentano parte attiva della comunità.
Il direttore avverte che lanciare “benzina sul fuoco” non favorisce un dibattito civile e costruttivo. È fondamentale adottare scelte politiche che valorizzino le persone e le comunità, piuttosto che reprimere. La politica, secondo Giovannelli, sembra mancare della pazienza necessaria per affrontare queste questioni in modo efficace, rischiando di non andare lontano se continua a concentrarsi su divisioni e conflitti.
In conclusione, la riflessione di Giovannelli invita a considerare la sicurezza come un tema complesso che richiede un approccio più umano e inclusivo, piuttosto che una mera militarizzazione o una risposta reattiva a fenomeni di violenza. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione a lungo termine si potrà sperare di migliorare la situazione attuale.