Maxifurto di fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma, dove sono sparite 80 fiale di questo potente farmaco antidolorifico che è anche una delle droghe sintetiche più diffuse e pericolose. Le indagini sono scattate immediatamente, riunione d’urgenza a palazzo Chigi e la Procura di Roma ha avviato un’indagine per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, affidata ai carabinieri del Nas. Anche il ministero della Salute ha attivato i suoi ispettori e in una nuova circolare punta a potenziare ulteriormente i controlli. Fonti di Palazzo Chigi parlano di una quantità di fentanyl “idonea a confezionare fino a circa 20.000 dosi destinate al consumo illecito” e lasciano filtrare la preoccupazione “per il comportamento irresponsabile” di chi deve garantirne la sicurezza. Mentre l’ospedale assicura di considerarsi “parte lesa nella vicenda e conferma la propria piena disponibilità a fornire ogni elemento utile affinché vengano individuati i responsabili” precisando che “non appena accertata l’assenza del materiale farmaceutico, ha provveduto a presentare denuncia querela contro ignoti alle competenti autorità, avviando contestualmente gli accertamenti interni”.
A lanciare l’allarme per il furto sono stati i dipendenti dell’ospedale. Le fiale del farmaco erano custodite nella cassaforte nella quale non sono stati rilevati segni di scasso, custodita in un locale dove non c’erano le videocamere previste per legge, e la cui chiave viene utilizzata da più dipendenti. Tra le ipotesi, quella di un furto su commissione al fine di rivendere le fiale sul mercato nero. Considerando la crescente diffusione di questa droga sintetica e potenzialmente letale anche in piccole dosi, una riunione d’urgenza è stata convocata a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, presenti il capo di Gabinetto del ministero della Salute, il direttore della direzione generale per i Servizi antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della presidenza del Consiglio. “Filtra forte allarme – riferiscono fonti di palazzo Chigi – per il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse”.
Le regole sono quelle indicate nel Piano Nazionale di Prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici’ adottato governo nel marzo 2024 per evitare in Italia un’emergenza simile a quella in corso negli Stati Uniti. Fra le misure principali, il Piano prevede il rafforzamento dei controlli sui canali di distribuzione e custodia del farmaco in ospedali e farmacie, maggiori misure di sicurezza per prevenire furti e deviazioni per scopi non terapeutici. Prevede inoltre l’obbligo di conservare i farmaci a base di fentanyl in armadi blindati o in casseforti, la protezione dei locali di stoccaggio delle farmacie ospedaliere da accessi non autorizzati, sistemi di videosorveglianza e inventari periodici.
“Nei prossimi giorni – si è appreso ancora dalla presidenza del Consiglio – sarà riconvocato a Palazzo Chigi il tavolo di monitoraggio sull’attuazione del Piano anti-fentanyl, con l’obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari”. Nella riunione è stata inoltre “ribadita la necessità di assicurare il rispetto delle procedure previste per la gestione dei medicinali ad alto rischio, al fine di tutelare la salute pubblica e di prevenire il ripetersi di episodi analoghi”.
Nel frattempo il ministero della Salute ha attivato i suoi ispettori per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli e ha predisposto una nuova circolare per incentivare i controlli su uso e circolazione impropria del fentanyl e sulle modalità di conservazione e stoccaggio presso le strutture mediche e ospedaliere. I carabinieri del Nas hanno annunciato che “intensificheranno le normali attività di vigilanza sulla corretta detenzione e gestione dei farmaci stupefacenti lungo tutta la filiera distributiva presso farmacie e distributori intermedi, coinvolgendo anche farmacie pubbliche di ospedali e aziende sanitarie, oltre ai servizi per le dipendenze”.