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La classifica degli incassi nel tennis: Sinner primo, Alcaraz secondo

Jannik Sinner non smette di accumulare primato e si posiziona davanti a tutti anche nella classifica degli incassi: 1.400 euro al minuto.

La classifica degli incassi nel tennis: Sinner primo, Alcaraz secondo

Nel tennis moderno il tempo in campo non è solo una misura sportiva, ma anche un indicatore economico sempre più osservato. Una recente analisi elaborata dal sito Tennis Connected ha infatti provato a tradurre i minuti giocati dai top player in una sorta di “valore orario”, calcolando quanto ciascun atleta riesca a guadagnare in relazione al proprio minutaggio complessivo.

In questa particolare classifica, il primo nome non sorprende: Jannik Sinner. Il numero uno del mondo guida sia il ranking ATP sia quello dei guadagni per minuto giocato, con una media impressionante che si attesta intorno ai 1403 euro ogni sessanta secondi trascorsi in campo (circa 1611 dollari). Un dato che riflette perfettamente la sua stagione, caratterizzata da un rendimento estremamente costante e da pochissime battute d’arresto.

Il percorso dell’azzurro parla da solo: tre sole sconfitte nel corso dell’anno, arrivate all’Australian Open, a Doha e al Roland Garros, e una serie di successi nei principali appuntamenti del circuito. Sinner ha infatti trionfato nei cinque tornei ATP disputati finora, tra cui Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e gli Internazionali d’Italia, costruendo una stagione di grande continuità e altissima efficienza.

Alle sue spalle si posiziona Carlos Alcaraz, con una media di circa 1320 euro al minuto. Lo spagnolo, pur avendo disputato meno tornei rispetto al rivale italiano, mantiene numeri elevatissimi grazie ai risultati ottenuti nei primi mesi della stagione. Tuttavia, il suo rendimento è stato inevitabilmente condizionato dallo stop forzato dovuto all’infortunio al polso destro, che lo ha costretto a fermarsi almeno fino a dopo Wimbledon e che ha ridotto sensibilmente il numero di partite giocate.

Sul gradino più basso del podio si colloca Alexander Zverev, che supera comunque la soglia simbolica dei mille euro al minuto con una media di circa 1149 euro. Il tedesco ha accumulato oltre 6 milioni di euro in premi stagionali, grazie soprattutto al successo al Roland Garros e alla costanza nel raggiungere le fasi avanzate dei tornei. La sua media, leggermente più bassa rispetto ai primi due, è influenzata dal maggior numero di partite disputate e da incontri spesso molto lunghi e combattuti.

Più distaccato, ma sempre in una fascia elevata, appare Novak Djokovic. Il campione serbo, pur avendo ridotto il volume complessivo di gare rispetto al passato, continua a mantenere una resa per minuto molto alta, stimata intorno ai 748 euro. Un dato che conferma la sua straordinaria efficienza anche in una fase più selettiva della carriera.

La vera sorpresa della top five è però italiana: Flavio Cobolli. Il giovane azzurro si inserisce tra i primi cinque con una media di circa 685 euro al minuto, grazie soprattutto all’ottimo percorso al Roland Garros che gli ha permesso di superare i 2,7 milioni di euro di premi stagionali. Un exploit che lo proietta in una dimensione economica e sportiva completamente nuova.

A completare il quadro c’è anche Matteo Arnaldi, che grazie ai risultati ottenuti in stagione ha raggiunto una media di circa 483 euro al minuto, beneficiando in particolare del rendimento negli Slam e nei tornei più prestigiosi.

Già nel 2025 era stata elaborata una classifica simile basata sulle ore giocate, e anche in quel caso Sinner risultava al comando con circa 130.000 euro per ora di gioco, davanti ad Alcaraz e con margine netto sugli altri. Una stagione, quella precedente, condizionata anche dalla squalifica legata al caso Clostebol, che aveva costretto l’azzurro a saltare diversi Masters 1000 prima del rientro.

Nel 2026, invece, il quadro è cambiato: meno interruzioni, più continuità e una serie di successi che hanno consolidato il dominio del numero uno del mondo. Un dominio che, anche tradotto in minuti, continua a raccontare la stessa storia: nel tennis di vertice, il tempo vale davvero oro.