Quattro mesi in anticipo sull’apertura del 13 ottobre è stata presentata la mostra di Chagall in Arca. Non era mai successo prima ma del resto è una mostra “mai vista prima a Vercelli” e l’amministrazione comunale punta a farne un evento di quelli “che spostano l’asse di una città”.
A sottolinearlo oggi, lunedì 15 giugno 2026, sono state le istituzioni e le tre figure legate all’organizzazione: Iole Siena, presidente e amministratrice di Arthemisia, l’avvocato Giuseppe Iannaccone dell’omonima Fondazione e Daniele Fenaroli che sta curando la parte di mostra costruita sulle opere di maestri italiani collezionate da Iannaccone.
Sul fronte istituzionale il sindaco Roberto Scheda, che ha fortemente voluto questo progetto, il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli Aldo Casalini.
Ma anche la “platea” era piena di autorità: il prefetto Lucio Parente, il comandante dei Carabinieri Pier Enrico Burri, il questore Giuseppina Suma, il presidente della Camera di Commercio Angelo Santarella, assessori e consiglieri comunali, rappresentanti di ordini professionale ed Enti.
La svolta decisiva
“Per Vercelli quest’appuntamento è la svolta decisiva. Le città oggi non competono solo attraverso infrastrutture o servizi. Competono con la capacità di produrre significato. Una mostra di questo livello colloca la nostra Vercelli dentro la geografia culturale nazionale e internazionale, sì, diciamolo senza timore alcuno, internazionale. La pone in dialogo con le grandi città dell’Arte e la rende destinazione di pensiero, di studio. Di curiosità e di bellezza”.
Come ha anche ricordato Davide Gilardino “Si accende un faro su Vercelli e il suo territorio” e la vera sfida sarà offrire insieme al valore assoluto della mostra, un’esperienza globale di bellezza e coinvolgimento per la città e i suoi dintorni.
Anche perché come ha ricordato Iole Siena “La ricaduta di una grande mostra è di 60 euro a visitatore, per cui 50.000 visitatoti rappresenterebbero per la città 3 milioni di euro”.
La presentazione svoltasi nel foyer del teatro Civico è stata impreziosita dagli intermezzi musicali della giovane pianista della “Vallotti” Aurora Lin e da un poetico testo scritto e interpretato dall’attore Livio Ghisio.
Un percorso che continua
Non sarà una “mostra spot”, come è stato ribadito ma parte di un percorso continuativo.
Infatti prosegue laddove a gennaio si era chiusa la mostra sugli Espressionisti Italiani, “Chagall ha portato ad un livello più ampio, europeo, le stesse urgenze” ha detto Fenaroli, infatti Iannaccone ha fondato il suo collezionismo nel reperire quegli artisti che nel “Ventennio” fascista dissero ”NO” a quell’idea di arte consolatoria e allineata. Chagall andò “contropelo” al primissimo regime bolscevico e poi, come tanti altri, dovette fuggire alla “soluzione finale” nazista, essendo lui orgogliosamente ebreo,
Un esule che la sua patria l’ha persa presto, per ritrovarla ha voluto costruire un “mondo nel cielo”, leggero, etereo, trasformando il dolore in arte purissima e in quanto tale eterna.
In arrivo circa 50 lavori di Chagall, alcuni anche dalla stessa famiglia del maestro, che è stata in visita in incognito a Vercelli ed ha voluto supportare il progetto. Si è accennato ad alcuni di questi lavori come “Villaggio Russo” del 1929, o il “Gallo vola” (anni 1966-72), “Gli innamorati con l’asino blu” (1955 ca). Sono opere che arrivano in gran parte da collezioni private e che non si possono quasi mai vedere.
Nel percorso “italiano” nomi importanti, come Ottone Rosai, Fusto Pirandello, Antonietta Rphaël (definita la sorella italiana di Chagall per la comune ispirazione ebraica) e diversi altri che non sono stati ispirati da Chagall, ma che ne hanno condiviso il tormentato percorso storico.
Gian Piero Prassi
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