Airbus e Boeing affrontano una fase delicata sul fronte delle relazioni sindacali. In Spagna il costruttore europeo rischia una mobilitazione a tempo indeterminato, con possibili ripercussioni sugli obiettivi di consegna fissati per il 2026. Negli Stati Uniti, invece, il sindacato degli ingegneri del gruppo americano ha respinto la proposta contrattuale e autorizzato lo sciopero, che non potrà comunque iniziare prima del 6 ottobre.
La vertenza negli stabilimenti spagnoli
Per Airbus il principale fronte di tensione è lo stabilimento di Getafe, nell’area di Madrid. Dopo una prima mobilitazione a luglio, la protesta si è estesa ad altri siti produttivi e potrebbe riprendere il 25 agosto, al termine della pausa estiva. Per sostenere le trattative e provare a superare lo stallo, la direzione si è affidata alla consulenza dello studio legale internazionale Baker McKenzie.
La crisi è esplosa dopo la bocciatura di una bozza di accordo elaborata dalla direzione insieme a diverse organizzazioni sindacali. Il testo prevedeva aumenti salariali fino al 12%, un bonus da 2.000 euro, la garanzia di due giorni settimanali di telelavoro e modifiche alla gestione delle ferie. Il referendum interno si è concluso con il 49,15% di voti contrari e il 45,95% favorevoli.
Le sigle Cgt, Ugt e Útil hanno quindi confermato la mobilitazione, convocando un’assemblea generale per il 24 agosto e uno sciopero a tempo pieno il giorno successivo. Le richieste riguardano anche il recupero del potere d’acquisto perso durante la crisi sanitaria, una maggiore flessibilità nella programmazione delle ferie e garanzie sul mantenimento dello stipendio in caso di inabilità temporanea. Al centro del confronto c’è inoltre il divario retributivo rispetto alle sedi francesi e tedesche del gruppo.
Una vertenza prolungata potrebbe incidere sulla flessibilità industriale. In Spagna Airbus occupa circa 14.000 dipendenti, di cui 9.000 a Getafe, e realizza componenti o aeromobili per diverse famiglie commerciali, tra cui A220, A330 e A350. L’azienda afferma che finora non si sono verificati problemi nelle consegne, ma le interruzioni di luglio hanno già ridotto i margini operativi.
Alla fine di luglio Airbus aveva consegnato 418 velivoli civili e deve completare altre 452 consegne entro dicembre per raggiungere il target annuale di 870 aeromobili, pari a circa 90 al mese. Anche l’obiettivo di 7,5 miliardi di euro di utile operativo rende particolarmente delicato ogni possibile rallentamento della produzione.
Il fronte aperto negli Stati Uniti
La tensione riguarda anche Boeing. La Society of Professional Engineering Employees in Aerospace ha comunicato che i suoi 17.000 iscritti negli stabilimenti dello Stato di Washington e nelle aree vicine hanno respinto la proposta contrattuale. Il testo è stato bocciato dal 64% dell’unità professionale e da quasi il 72% di quella tecnica.
L’unità professionale rappresenta circa 13.000 ingegneri e scienziati, mentre quella tecnica riunisce circa 4.000 analisti, tecnici, pianificatori e specialisti. L’autorizzazione allo sciopero ha ottenuto quasi l’88% dei consensi tra i professionisti e quasi il 90% tra i tecnici. Il sindacato intende riprendere il negoziato, ma non esclude una mobilitazione dopo la scadenza dell’attuale contratto.
Boeing e Speea hanno avviato le trattative il 1° luglio, per arrivare a due accordi collettivi destinati alle principali unità rappresentate dall’organizzazione, in quello che è il primo negoziato completo tra le parti dopo quasi 14 anni. Un sondaggio sindacale raccoglierà fino al 26 agosto le indicazioni sui miglioramenti necessari per accettare l’intesa. La società dovrà ora evitare che il confronto sfoci in un nuovo lungo sciopero.