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Juventus, finita l’era Comolli: ecco gli “affari” del francese

Damien Comolli lascia la Juventus dopo un solo anno: fatali gli acquisti sbagliati e il rapporto difficile con Spalletti.

Juventus, finita l’era Comolli: ecco gli “affari” del francese

L’idea era quella di cambiare paradigma. Non soltanto nelle scelte sportive, ma soprattutto nel modo di costruire la squadra. L’arrivo di Damien Comolli ai vertici della Juventus, ufficializzato il 4 giugno dello scorso anno con il ruolo di direttore generale e culminato poi nella nomina ad amministratore delegato l’11 novembre, sembrava destinato ad aprire una fase completamente nuova. Un modello fondato sull’utilizzo di algoritmi, analisi statistiche avanzate, raccolta di dati su scala globale e software in grado di monitorare migliaia di profili, con l’obiettivo di individuare opportunità di mercato sostenibili e redditizie.

A distanza di 372 giorni, però, il bilancio racconta una storia differente. La separazione tra il dirigente francese e il club bianconero rappresenta infatti l’epilogo di un’esperienza che, almeno sul fronte del mercato, non ha prodotto quella rivoluzione annunciata. Anzi, molte delle operazioni condotte durante la sua gestione hanno seguito percorsi tradizionali, basati soprattutto sui rapporti con procuratori e intermediari.

Tra i sei acquisti arrivati sotto la sua guida – David, Joao Mario, Openda, Zhegrova, Holm e Boga – soltanto l’esterno ivoriano proveniente dal Nizza può essere considerato un esempio concreto di quel modello orientato alla valorizzazione di un talento sottostimato. Un investimento contenuto su un giocatore che, complice anche un contesto difficile vissuto in Costa Azzurra, aveva bisogno di rilanciarsi. Un’operazione costruita sul concetto di rendimento elevato a fronte di una spesa limitata.

Per il resto, invece, la Juventus si è mossa seguendo dinamiche molto più vicine a quelle utilizzate abitualmente dai dirigenti italiani. Un approccio che ha evidenziato anche un altro limite: la mancanza di relazioni consolidate con alcuni dei principali club europei. Senza una rete di contatti sviluppata nel tempo ai massimi livelli, diverse trattative si sono trascinate per settimane, quando non per mesi, fino a concludersi con un nulla di fatto.

Una situazione che, col passare del tempo, ha generato malumore anche all’interno dell’area tecnica. In particolare, da novembre in avanti, Luciano Spalletti ha iniziato a manifestare crescente insoddisfazione per alcune mancate operazioni, arrivando poi a sottolineare a fine stagione l’assenza di un centravanti fisico acquistato durante il mercato invernale.

I casi più significativi non mancano. Per Randal Kolo Muani, sia nell’estate del 2025 sia nel successivo mercato di gennaio, Comolli aveva trovato un’intesa con l’entourage del giocatore per riportarlo a Torino. La fase decisiva, però, è stata demandata agli agenti, incaricati di trovare un accordo con il Paris Saint-Germain. Le difficoltà emerse nel confronto con il club francese hanno infine spinto la Juventus a orientarsi su Openda.

Uno schema simile si è verificato anche per Alisson. L’intesa economica con il portiere brasiliano era stata raggiunta, ma il passaggio successivo prevedeva che fossero i suoi rappresentanti a individuare una soluzione con il Liverpool. I Reds, tuttavia, non hanno mai aperto alla cessione e l’operazione è definitivamente tramontata. Una dinamica che, secondo quanto filtra, rischia di riproporsi anche nelle trattative che riguardano Emiliano Martinez e Sorloth, confermando le difficoltà incontrate dalla Juventus nel trasformare le idee in accordi concreti.