Bergamo (BG)

Sette giorni di teatro costruiti dai più giovani

Dal 17 al 24 maggio la settima edizione del festival diretto da una squadra under 30. Spettacoli, incontri e una mostra fotografica per leggere il presente tra scena, politica e pratiche di comunità

Sette giorni di teatro costruiti dai più giovani

A Bergamo il teatro, una volta all’anno, smette di essere soltanto una programmazione e diventa anche un esercizio collettivo di responsabilità. Up To You, il festival ideato da Qui e Ora Residenza Teatrale insieme a una direzione artistica partecipata under 30, torna dal 17 al 24 maggio con la sua settima edizione. A guidarlo è un gruppo di 25 ragazze e ragazzi tra i 18 e i 30 anni che, affiancati dalla compagnia, attraversano tutte le fasi di costruzione di un festival: dalla selezione degli spettacoli alla comunicazione, fino alla relazione con il pubblico.

L’idea è quella di un laboratorio che si fa città. Non una semplice rassegna, ma un dispositivo formativo che chiede a chi lo attraversa di prendere posizione: cosa significa oggi programmare cultura, e cosa significa farlo insieme.

Il festival si apre con la mostra fotografica Prospekt Palestine Project, ospitata negli spazi di Cult! Foyer Auditorium. Le immagini, dedicate al lavoro dei fotogiornalisti palestinesi e al tema della repressione dell’informazione, introducono subito una delle traiettorie del festival: il rapporto tra sguardo, responsabilità e racconto del reale.

Nei giorni successivi il programma attraversa la città con formati molto diversi tra loro. Ci sono le “colazioni” pubbliche, momenti informali di confronto che partono da un tavolo e da un caffè per arrivare a discutere di comunità e pratiche culturali. Ci sono performance che mescolano scena e partecipazione, come il dj show dei Sotterraneo, dove la struttura teatrale si innesta dentro un set musicale pensato per far ballare il pubblico mentre osserva sé stesso.

Il festival alterna poi spettacoli e dispositivi più narrativi. “Ahmen” di Cromo Collettivo Artistico affronta il tema della burocrazia migratoria e dell’attesa, mentre “Abracadabra” di Babilonia Teatri usa la magia come linguaggio per interrogare perdita, malattia e trasformazione. In mezzo, un live podcast del collettivo divanoproject riflette su verità e manipolazione delle storie, e una performance di danza urbana come “dancehAll” prova a ridefinire i confini tra club culture e scena.

Il fine settimana sposta il baricentro verso lo spazio pubblico. Il laboratorio “Siamo ciò che ci muove” diventa prima pratica e poi azione urbana, trasformandosi in una performance collettiva tra Piazza Vecchia e le strade di Città Alta. In chiusura, la danza attraversa ancora la città con “Subject to”, una performance che usa il silenzio come forma di protesta e osservazione.