di Alberto Calliano
Spazio e tempo. Il primo è quello dove ci si è librati in volo, accompagnati da un pezzo di stoffa che si aggrappa all’aria. Il secondo è quello che si impiega a raggiungere terra. Semplice passione, competizione, operazione umanitaria o militare. Ma una sola figura: il paracadutista. Non un superman, intendiamoci, ma un uomo opportunamente preparato, che vive secondo i principi della serietà, del rispetto, dell’amicizia e dello spirito di sacrificio. Gli stessi principi che sono emersi, chiari e forti, domenica 24 maggio a Cafasse durante la celebrazione del 40esimo anniversario di fondazione del Nucleo Paracadutisti Valli di Lanzo, il primo costituito sotto la sezione di Torino. La manifestazione è stata promossa con il patrocinio del Comune di Cafasse e ha riscosso un grosso successo.
Tante le autorità presenti
Il tutto ha avuto inizio intorno alle 10,30 presso il Monumento ai Caduti di Via Roma, con sosta commemorativa e deposizione di una corona. Presenti il Sindaco di Cafasse, Carlo Oddi, il Nucleo Paracadutisti Valli di Lanzo con il suo Fiduciario (o Capo Nucleo) Ivan Patti; una rappresentanza dell’ANPDI di Torino (Associazione Nazionale Paracadutisti D’Italia) con il Presidente, Claudio Annino; le rappresentanze di Nucleo ANPDI Val di Susa e Rivarolo Canavese. E, ancora, Gruppo Reduci Battaglia di Mogadiscio; Sezione Alpini di Cafasse; Associazione Nazionale Volontari di Guerra; Assoarma di Torino; Associazione Nazionale Nembo Piemonte; Pro Loco e AVIS Cafasse; Associazione culturale “Il tempo ritrovato”; Carabinieri e Polizia locale. Dopo i saluti ufficiali, si è formato un lungo corteo “aperto” dalla Filarmonica, che ha raggiunto l’ampio spazio presso l’Agorà, dove ha sede il Nucleo; qui erano installati un paracadute il posizione di “lavoro” e la nuova tenda da campo Paracadutisti che è stata benedetta dal Parroco di Cafasse, Don Daniele, e inaugurata ufficialmente dal Sindaco. Ha quindi preso la parola il Presidente ANPDI Torino, Claudio Annino che, ricordando l’importanza di questi 40 anni del Nucleo Valli di Lanzo e la presenza dei paracadutisti anche in ambito militare, ha sottolineato come questi siano dei “duri” nel senso buono del termine: «Come tutti i militari – ha dichiarato – lavorano per la pace e non per la guerra, di cui conoscono gli effetti devastanti. Ecco perché sarebbe preferibile andare oltre agli schieramenti politici e guardare solo alla bandiera».
Renzo Borla ed Enrico Giacometti, gli unici fondatori del Nucleo Valli di Lanzo,
ancora iscritti e attivi che sono stati premiati a sorpresa con una targa-ricordo
Simpatico e toccante lo spazio dedicato a Renzo Borla ed Enrico Giacometti, gli unici fondatori del Nucleo Valli di Lanzo, ancora iscritti e attivi che sono stati premiati a sorpresa con una targa-ricordo. «Sono emozionato – ha spiegato Renzo Borla – e mi pare di percepire i le stesse sensazioni positive di quel lontano novembre 1986 quando abbiamo sottoscritto l’atto di fondazione. All’epoca siamo stati il primo Nucleo regionale costituito sotto la Sezione di Torino, la quale, a sua volta è stata seconda solo a quella di Roma nell’evoluzione cronologica delle sezioni ANPDI. Dopo di noi sono poi arrivati i Nuclei di Pinerolo nel 1992, Ivrea nel 2003, Rivarolo nel 2009 e Susa nel 2012. All’inizio eravamo appena una decina, ma nel volgere di qualche anno siamo arrivati a 90 soci, con un ricco calendario di impegni che includeva manifestazioni e lanci». Durante la successiva visita alla sede, molti presenti hanno chiesto come si diventa paracadutisti. A loro è stato spiegato che un tempo, normalmente, l’iter era legato al servizio di leva, attraverso una dichiarazione volontaria nel corso delle visite mediche. Seguivano corsi mirati che portavano ai primi lanci e quindi al conseguimento del brevetto. Oggi che il servizio di leva non esiste più, le strade sono due: l’adesione volontaria al mondo militare e quindi al paracadutismo; l’iscrizione come civili ai corsi dell’ANPDI. E la paura? In fondo si tratta di fare veramente un…salto nel vuoto. «La paura spiegano all’unisono alcuni paracadutisti- è una componente normale e succede che alcuni partecipanti ai corsi si ritirino. Ma sempre prima di salire sull’aereo che porta al primo lancio.
Quando sei lì, in volo…
Quando invece sei lì, in volo con i tuoi compagni, tutto avviene con naturalezza. Inoltre, i primi lanci sono del tipo vincolato, cioè con un cavo collegato all’aereo che fa aprire automaticamente il paracadute. Successivamente, si passa al lancio libero, con apertura manuale del paracadute ma sempre con un sistema di sicurezza collegato ad un altimetro». E qui, ecco un’altra nota positiva, quasi inaspettata, della giornata: dopo l’incontro con i paracadutisti, si sono infatti registrate alcune iscrizioni all’ANPDI e ai sui corsi. «La cosa – spiega Ivan Patti- mi fa molto piacere, in quanto l’eliminazione del servizio di leva ha per molto tempo rallentato il paracadutismo. Oggi ho visto scattare quel qualcosa provato tempo fa durante la visita militare. Mi ricordo: non ci ho pensato due volte e ho subito deciso di entrare nei paracadutisti, iniziando un percorso molto formativo, utilissimo nei momenti più complicati. Come la battaglia del Pastificio di Mogadiscio del 1993 che ho vissuto in prima persona, apprezzando uno spirito di squadra veramente speciale che ti accompagna per sempre. Così, quando una decina di anni fa ho incontrato casualmente Renzo Borla e Alfredo Trabucco, all’epoca Fiduciario del Nucleo dal 2009, ho deciso di entrare a farne parte, collaborando a vari livelli per una sua ricrescita. E quando, i soci mi hanno chiesto di prendere il posto di Trabucco che era venuto a mancare, per me è stato davvero un grande onore accettare. E sono veramente contento che oggi, dopo anni di incomprensioni burocratiche, si stiano intravvedendo a livello nazionale le condizioni per un futuro meno complesso». Oppure più fluido, come un paracadute che scende.
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