Dal 24 settembre il Drama Teatro di Modena ospita La signorina Else, adattamento teatrale dal testo di Arthur Schnitzler firmato e diretto da Federico Olivetti. In scena, per quattro repliche distribuite tra giovedì, venerdì, sabato e domenica, Cecilia Cinardi sarà la protagonista assoluta del monologo.
Una richiesta che cambia tutto
La vicenda è ambientata nel 1920, a San Martino di Castrozza. Else è una giovane donna della borghesia, in vacanza con la famiglia in un albergo di lusso. La sua permanenza viene sconvolta dall’arrivo di un telegramma: il padre, gravato dai debiti di gioco, ha bisogno di trentamila fiorini entro poche ore per evitare la prigione e il disonore.
L’unica persona disposta a intervenire è un ricco finanziere, che tuttavia pone una condizione legata al corpo della ragazza. Else si ritrova così al centro di una trattativa da cui sembra impossibile sottrarsi. Negli spazi ovattati dell’albergo, la pressione familiare e lo sguardo dell’uomo si trasformano in una minaccia sempre più invasiva, mentre la protagonista affronta una crisi personale e morale.
Il lavoro della compagnia
L’adattamento e la regia sono di Federico Olivetti, formatosi accanto a figure del teatro europeo come Luca Ronconi, Peter Stein, Carlo Cecchi e Anatolij Vassiliev. A interpretare Else è Cecilia Cinardi, diplomata presso Teatro Azione a Roma, laureata in Scienze dello spettacolo e perfezionatasi con Geraldine Baron, Susan Batson e Francesca Viscardi. L’attrice ha lavorato in teatro con Gigi Dall’Aglio, Danny Lemmo e lo stesso Olivetti, oltre ad aver partecipato alla sitcom televisiva Camera Café.
Il gruppo artistico comprende Emanuela Dall’Aglio per scene e costumi, Michela Lucenti per la coreografia e Javier Delle Monache per le luci. La produzione è affidata al Teatro Out Off.
Il progetto affronta il testo di Schnitzler come un monologo interiore e come il ritratto di una giovane donna segnata dalla solitudine e dall’assenza di riferimenti familiari. Nella lettura proposta dal regista, Else vive sospesa tra ricordi, fantasie e futuri immaginati, cercando un riconoscimento sociale e personale. Il gesto con cui tenta di sottrarsi all’invisibilità, però, finisce per condurla verso una situazione ancora più drammatica.