Una situazione di stallo organizzativo nella piscina comunale di Ravenna rischia di impedire l’avvio dell’attività natatoria per alcuni atleti con disabilità. A denunciare la vicenda è il Comitato territoriale del Centro sportivo italiano, secondo cui la criticità avrebbe natura esclusivamente burocratica, ma potrebbe incidere sul diritto allo sport delle persone più fragili.
Il nodo sull’assistenza in acqua
Fino alla scorsa stagione, il Csi Ravenna aveva garantito l’avviamento e la pratica sportiva ad alcuni ragazzi con disabilità titolari della Carta bianca, il documento che consente loro l’ingresso gratuito negli impianti. Gli atleti utilizzavano le corsie destinate al nuoto libero e, per ragioni di sicurezza e per favorire una piena fruizione della struttura, erano affiancati in acqua da un istruttore qualificato del comitato.
Con l’inizio della nuova stagione sportiva, però, il gestore privato dell’impianto avrebbe comunicato al Csi l’impossibilità di proseguire con questa modalità, vietando di fatto l’ingresso in acqua agli istruttori. Il diniego, riferisce il comitato, deriverebbe da un’interpretazione della direttiva emanata dall’Ufficio Sport del Comune di Ravenna, che regolamenta l’utilizzo del piano vasca e vieta lo svolgimento di attività con carattere commerciale, comprese le lezioni private a pagamento.
La richiesta di chiarimento
Secondo Alessandro Bondi, presidente del Csi Ravenna, l’assistenza prestata agli atleti con disabilità sarebbe stata impropriamente equiparata a una lezione privata a scopo di lucro. Il dirigente afferma di comprendere l’esigenza di contrastare eventuali attività commerciali non autorizzate, ma considera inaccettabile applicare lo stesso criterio a un intervento con finalità sociali e istituzionali svolto da un ente di promozione sportiva.
Il Csi contesta anche le soluzioni alternative prospettate dal gestore, tra cui l’acquisto di pacchetti di lezioni a pagamento o l’affitto di intere corsie. A giudizio del comitato, queste opzioni finirebbero per vanificare la gratuità riconosciuta dalla Carta bianca e introdurrebbero un ostacolo all’inclusione sportiva.
Nei giorni scorsi il comitato ha inviato una richiesta di chiarimento all’Ufficio Sport, chiedendo di distinguere in modo esplicito l’assistenza alle persone con disabilità dalle attività commerciali vietate dalla direttiva e di autorizzare nuovamente l’accesso degli istruttori. Al momento, riferisce il Csi, non sarebbe arrivata alcuna risposta. L’obiettivo dichiarato è ottenere un chiarimento urgente e scritto, affinché una regola pensata per disciplinare l’uso dell’impianto non si trasformi in una barriera all’accesso allo sport.