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La felicità di Berrettini: “Ho lottato su ogni punto”

Berrettini ha raccontato la fatica durante oltre cinque ore trascorse sotto il sole, cercando di restare lucido nei momenti decisivi.

La felicità di Berrettini: “Ho lottato su ogni punto”

Cinque ore e tredici minuti di battaglia, sudore, tensione e resistenza. Matteo Berrettini ha dovuto spingersi oltre ogni limite per conquistare l’accesso alla seconda settimana del Roland Garros, traguardo che non raggiungeva da cinque anni. Una maratona tennistica che entra di diritto tra le più intense della sua carriera e che, al termine di una giornata estenuante, gli ha restituito la consapevolezza di poter ancora competere ai massimi livelli.

Il romano ha definito quella appena disputata la partita più lunga della sua carriera, ma a fare la differenza non è stata soltanto la tenuta fisica. A sostenerlo nei momenti più complicati è stata soprattutto la voglia di tornare protagonista su un palcoscenico che gli era mancato per troppo tempo. “Mi esaltava il fatto che non ho giocato qui per cinque anni, e volevo godermi un’altra partita. Quando la partita è così tirata è una questione di nervi, anche un po’ di fortuna può servire. Sono contento di come ho finito il match, ho lottato su ogni punto”.

In una sfida così lunga, però, il fisico diventa inevitabilmente protagonista. Berrettini ha raccontato la fatica accumulata durante oltre cinque ore trascorse sotto il sole, rincorrendo ogni pallina e cercando di restare lucido nei momenti decisivi. “Sentirsi così correndo cinque ore sotto il sole e recuperando palline è normale che i nervi facciano effetto. Ogni giocatore quando la partita si fa dura. Ho sbagliato un dritto sul 12-12, volevo solo costruire il punto, e ho sbagliato perché ero nervoso, e fa la differenza. Dopo che sono tornato a giocare alla fine della scorsa estate sono tornato a pensare di poter giocare a un certo livello. Tante volte c’era il fisico ma non la mente o viceversa, ci vuole tempo. Mi sento attualmente bene, fisicamente anche. Mi fido nuovamente del mio corpo, e tutti i match che ho giocato quest’anno mi hanno aiutato ad arrivare qui con fiducia”.

Le sue parole raccontano un percorso ben più profondo di una semplice vittoria. Negli ultimi anni il tennista azzurro ha dovuto convivere con infortuni, stop forzati e momenti di forte incertezza. Proprio per questo il successo conquistato a Parigi assume un significato speciale. “La cosa più bella è che ho dubitato un po’ troppo di me stesso negli ultimi mesi e anni. E ho avuto un sostegno incredibile, tutti credevano ancora in me. Ho pensato che non sarei potuto tornare al mio livello, che non avrei potuto competere di nuovo in questo modo. Mi sono emozionato rendendomi conto che ne sono capace ancora, che posso ancora vincere queste partite”.

Uno degli aspetti che più soddisfa Berrettini riguarda la crescita mentale mostrata durante il torneo. In passato, ammette lui stesso, una partita del genere avrebbe potuto trascinarlo in una spirale negativa. Stavolta è stato diverso. “In passato sarebbe successo che in una partita come questa avrei cominciato a macerarmi nei miei errori, anche perché mi ricordo tutto. Da una parte è esperienza, dall’altra anche se stai facendo un grande sforzo non lo vedi. Sto giocando a un livello molto alto, ogni partita in tour è una lotta furibonda, lo vediamo anche qui con tante teste di serie saltate. Comesana ha giocato una partita pazzesca, avrà sbagliato tre volte. Oggi non ho pensato a questo, e forse per questo ho vinto”.

Nel percorso di rinascita dell’azzurro un ruolo importante lo sta svolgendo anche il nuovo staff tecnico, a partire da Thomas Enqvist. Il coach svedese ha lavorato soprattutto sull’aspetto della fiducia, aiutando Berrettini a ritrovare convinzione nelle proprie qualità. “I dubbi su me stesso la gente li aveva quando avevo 12 anni, che pesavo troppo poco, avevo i peggiori test fisici di Tirrenia di sempre. Sono abituato. Dentro di me è stato più complicato da gestire. Ma nel mio tennis ho sempre creduto, forse nel mio corpo no, a volte. Quello che ha fatto Enqvist è stato darmi la fiducia che mi mancava. Tutti i giorni dice che sono tra i più forti del mondo, per la qualità della palla, perché quando sto bene sono un giocatore forte. Poi c’è la ciliegina sulla torta di mio fratello”.

Ora il Roland Garros prosegue e le difficoltà aumenteranno, ma per Berrettini questa vittoria vale già molto più di un semplice passaggio del turno. È la conferma che il lavoro degli ultimi mesi sta dando risultati e che il giocatore capace di sfidare i migliori del mondo non è affatto un ricordo del passato.