L’Olanda lancia un messaggio forte al Mondiale e lo fa con una prestazione che va ben oltre il risultato. Sugli spalti di Houston, tra i tifosi in arancione e le autorità presenti per sostenere la nazionale, la sensazione è stata quella di assistere a una squadra in pieno controllo dei propri mezzi. Il 5-1 rifilato alla Svezia rappresenta una delle prove più convincenti viste finora nella competizione e proietta gli Oranje tra le candidate più credibili per il titolo.
Cinque reti distribuite nell’arco dei novanta minuti, due nella prima frazione e tre nella ripresa, con l’unica nota stonata rappresentata dal gol della bandiera firmato da Elanga. Houston continua a regalare punteggi larghi – qui anche la Germania aveva travolto Curaçao segnandone sette – ma la differenza è che l’Olanda ha dato l’impressione di poter accelerare ogni volta che lo desiderava. In rete sono andati il solito Gakpo, ormai una certezza assoluta, Summerville, al secondo centro nel torneo dopo quello realizzato contro il Giappone, e soprattutto Brian Brobbey. “The Beast”, “la bestia”, ha dominato l’area di rigore con una prova da centravanti vero, di quelle che lasciano il segno.
La doppietta del numero uno offensivo degli Orange ha anche un valore storico. Era dai tempi di Johnny Rep che un attaccante olandese non riusciva a segnare due reti all’esordio da titolare in un Mondiale. Bisogna tornare al 1974, un anno rimasto scolpito nella memoria calcistica dei Paesi Bassi. Curiosamente, anche allora la seconda gara del girone vedeva opposte Olanda e Svezia. Finì senza reti, ma quella squadra guidata da Cruijff arrivò fino alla finale, poi persa contro la Germania. Oggi gli Orange salgono a quota quattro punti nel gruppo, mentre gli svedesi restano fermi a tre.
Determinante anche la lettura tattica di Koeman. Il commissario tecnico ha individuato il modo migliore per limitare una Svezia reduce dai cinque gol segnati alla Tunisia: togliere ossigeno alle corsie laterali, principale fonte di gioco della squadra di Potter. Così sono diventate decisive le spinte di Van De Ven e Gakpo a sinistra e quelle di Dumfries e Malen sulla fascia opposta, con Summerville entrato poi nella ripresa. Gran parte delle azioni da gol nasce proprio da queste situazioni, esaltando il lavoro di Brobbey al centro dell’attacco.
Sul primo gol dell’attaccante spiccano non solo il fiuto da rapace d’area, ma anche la sponda iniziale e l’attacco feroce allo spazio. Sul secondo è stato invece decisivo nel farsi trovare pronto dopo una deviazione di Lindelof, in un’azione costruita da un eccellente Dumfries. L’esterno ha servito anche l’assist per una delle due reti di Gakpo, sempre più leader tecnico della squadra con 23 centri in nazionale. Dopo Olanda-Stati Uniti del 2022, Denzel torna a confezionare due assist nella stessa partita, confermando quanto il suo contributo resti fondamentale.
La Svezia ha certamente deluso nell’approccio, troppo prudente e rinunciatario. Gyokeres e Isak sono rimasti spesso isolati, costretti a inventare da soli qualcosa contro una difesa compatta e aggressiva. Eppure Verbruggen è stato chiamato più volte all’intervento, risultando decisivo soprattutto nella ripresa. Tra gli svedesi si salva Elanga, autore di un gran gol e di alcune giocate di qualità che hanno acceso una serata altrimenti complicata.
Ma il dato più importante resta la forza collettiva mostrata dall’Olanda. Dai riflettori puntati su Gakpo e Brobbey fino al lavoro meno appariscente di Gravenberch, De Jong, Van Dijk e Dumfries, tutto ha funzionato alla perfezione. Ecco perché la domanda che accompagna gli Orange dopo una vittoria così netta appare più che legittima: questa Olanda può davvero vincere il Mondiale? Dopo una prova del genere, la risposta è tutt’altro che azzardata.