Alla vigilia dell’esordio mondiale il grande interrogativo era uno soltanto: questa sarebbe stata ancora l’Argentina di Lionel Messi oppure la Scaloneta avrebbe finalmente trovato nuovi protagonisti? Il campo ha fornito subito una risposta netta.
Contro l’Algeria è andato in scena il solito copione: vittoria per 3-0 e firma esclusiva del capitano argentino. Una tripletta, la sessantunesima della sua carriera, che ha consentito a Messi di raggiungere Miroslav Klose in vetta alla classifica dei migliori marcatori della storia dei Mondiali con 16 reti realizzate in 27 partite.
Un primato destinato con ogni probabilità a essere ulteriormente migliorato, considerando che il cammino dell’Albiceleste è soltanto all’inizio.
Il prossimo ostacolo si chiama Austria, reduce dal successo per 3-1 contro la Giordania e guidata da Ralf Rangnick, uno degli allenatori più fedeli ai principi del gegenpressing moderno.
La sfida tattica
L’Argentina si presenterà a Dallas con i favori del pronostico, ma dovrà affrontare una squadra intensa e organizzata, capace di esercitare una pressione costante e di aggredire ogni zona del campo.
Per superare il sistema costruito da Rangnick, la Selección potrebbe affidarsi maggiormente alle conclusioni dalla distanza e alle giocate individuali dei suoi uomini migliori.
Contro l’Algeria, la squadra di Lionel Scaloni ha concluso sei volte nello specchio della porta su dieci tentativi complessivi, dominando la gara senza concedere neppure un tiro agli avversari e lasciando praticamente inoperoso Emiliano Martinez.
Messi resta il centro di tutto
Con la tripletta dell’esordio, il fuoriclasse argentino ha raggiunto quota 120 gol in 200 presenze con la maglia della nazionale. Numeri impressionanti, ai quali si aggiungono anche 64 assist.
Proprio quest’ultimo dato potrebbe assumere un peso importante contro l’Austria. Rangnick starebbe infatti studiando una marcatura speciale per limitare le conclusioni del numero 10, costringendolo a trasformarsi ancora di più in rifinitore per i compagni.
Una soluzione che Messi ha dimostrato più volte di saper interpretare alla perfezione.
Obiettivo: difendere il titolo
L’Argentina, campione del mondo in carica, sa però di non poter dipendere esclusivamente dal proprio leader. Per arrivare fino in fondo servirà il contributo dell’intero reparto offensivo, soprattutto considerando che la strada verso il titolo si preannuncia particolarmente impegnativa.
Già dai sedicesimi di finale, infatti, potrebbe materializzarsi un incrocio di altissimo livello contro una tra Spagna e Uruguay.
La Scaloneta è ripartita esattamente da dove aveva lasciato: con Messi al centro di tutto. Ma per restare sul tetto del mondo servirà qualcosa in più della sola magia del suo numero 10.