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E’ scontro sul “patentino antifascista” per gli editori a manifestazione libraria all’Eur

La scelta della premier Meloni di intervenire con toni particolarmente espliciti potrebbe essere il segnale di una fase politica diversa

E’ scontro sul “patentino antifascista” per gli editori a manifestazione libraria all’Eur

Metti un patentino antifascista per partecipare alla “fiera del libro” ed è subito un polverone di polemiche.

Specie se a scendere in campo in prima persona (contro la richiesta degli organizzatori) è proprio la premier Giorgia Meloni.

Patentino antifascista alla rassegna sui libri, cosa è accaduto

La decisione degli organizzatori di Più libri più liberi di richiedere agli editori partecipanti una dichiarazione di adesione e condivisione dei valori antifascisti alla base della Costituzione italiana ha acceso un immediato confronto politico.

Per prendere parte alla manifestazione, in programma a dicembre alla Nuvola dell’Eur di Roma, gli espositori dovranno infatti sottoscrivere un documento aggiuntivo rispetto a quelli previsti nelle edizioni precedenti.

L’intervento della premier contro la censura al “pluralismo di pensiero”

La novità è stata criticata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha interpretato la misura come una forma di esclusione ideologica mascherata da difesa dei valori democratici:

La presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni

“Così la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.

Secondo la premier, il rischio sarebbe quello di limitare il pluralismo culturale e politico, trasformando l’antifascismo in uno strumento di selezione delle idee ammesse al dibattito pubblico.

Il commento degli organizzatori della fiera

Gli organizzatori della fiera hanno respinto le accuse, sostenendo che la scelta nasce dall’esigenza di rendere espliciti principi che considerano fondanti dell’ordinamento democratico italiano.

Pur ribadendo la validità dell’iniziativa, hanno comunque lasciato intendere la disponibilità a ulteriori approfondimenti, anche alla luce delle polemiche sollevate.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha accolto con favore l’apertura al confronto, auspicando il superamento di una controversia che, a suo giudizio, si presta a letture strumentali.

L’intervento della premier, la connotazione politica dopo il “terremoto” Vannacci

Al di là del merito della questione, l’intervento di Meloni assume anche una valenza politica più ampia.

Le sue parole arrivano infatti in una fase in cui il Centrodestra osserva con attenzione la crescita di figure capaci di intercettare l’elettorato più identitario e conservatore, a partire da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, diventato partito proprio in questo fine settimana.

Non è un caso che la presa di posizione della premier sia coincisa con una giornata di forte visibilità pubblica per il generale ed europarlamentare.

Alcuni osservatori leggono l’uscita della leader di Fratelli d’Italia anche come un tentativo di presidiare temi particolarmente sensibili per una parte dell’elettorato di destra, evitando che possano diventare terreno esclusivo di altri protagonisti politici.

C’è inoltre chi sottolinea (ad esempio proprio questa mattina Simone Spetia a Radio24) come, fino a qualche tempo fa, Meloni avrebbe probabilmente condiviso certe valutazioni senza però esprimerle con questa nettezza considerando il suo ruolo di presidente del Consiglio.

La scelta di intervenire direttamente e con toni particolarmente espliciti potrebbe dunque essere letta come il segnale di una fase politica diversa, nella quale la leader di Fratelli d’Italia sente la necessità di mantenere saldo il rapporto con il proprio elettorato tradizionale, anche a costo di alimentare nuove polemiche culturali.

Una strategia che, secondo questa lettura, punta tanto a consolidare il consenso interno quanto a prevenire possibili dispersioni di voto verso formazioni o personalità percepite come più intransigenti sui temi identitari.

Tanto che nel Centrodestra sta avanzando concreta l’ipotesi di andare al voto ad aprile 2027 invece che dopo l’estate del prossimo anno.

Le reazioni, il plauso del generale

Alle parole della premier è subito arrivato l’apprezzamento del leader di Futuro Nazionale, l’europarlamentare ex Lega, Roberto Vannacci:

Il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale

“Meloni ha perfettamente ragione. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra”.

Dalla maggioranza, il vicepremier Antonio Tajani, Forza Italia, osserva:

Tajani: "No truppe italiane a Kiev, potremmo aiutare con lo sminamento"
Il vicepremier e ministro degli Esteri e leader di Fi Antonio Tajani

“Abbiamo libertà di espressione e di pensiero. Io sono antifascista. Ma non si può dire che se uno la pensa diversamente è fascista: questo è sbagliato”.

Nel frattempo, Francesco Giubilei, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale (tra l’altro alle prese proprio con Vannacci in una controversia legata ai colori, al nome e ai simboli del logo di Futuro Nazionale), ha annunciato che la sua casa editrice sarà anche quest’anno alla rassegna:

Francesco Giubilei, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale

“Non abbiamo nessuna intenzione di darla vinta ai censori e ospiteremo allo stand di Giubilei Regnani Editore una maratona per la libertà con scrittori, giornalisti, lettori e chiunque si vorrà unire per difendere la libertà di parola e di espressione sotto attacco”.

Le reazioni a Sinistra, tutti contro la premier

Come detto all’inizio, inevitabili le polemiche che sono seguite alle parole della presidente del Consiglio.

Dall’opposizione non si sono fatte attendere.

Duro il commento del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte:

Il leader del M5S Giuseppe Conte
Il leader del M5S Giuseppe Conte

“E’ una polemica domenicale surreale. Meloni adesso ha l’ossessione per Vannacci. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia?”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il collega di partito, il capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini:

Luca Pirondini, senatore del Movimento 5 Stelle
Luca Pirondini, senatore del Movimento 5 Stelle

“Meloni vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo”.

Duro anche Nicola Fratoianni, Avs:

Nicola Fratoianni di Avs

“Da tempo ormai evito di chiedere all’attuale presidente del Consiglio di dichiararsi antifascista. Evidentemente non lo è”.

E la leader del Pd, Elly Schlein incalza:

Schlein e Fratoianni rilanciano sulla patrimoniale: "L'1% della popolazione per aiutare tutti"
Elly Schlein, segretario nazionale del Pd

“Meloni ha giurato sulla Costituzione che è antifascista. Il fascismo non è un’opinione. Non abbiamo sentito animarsi la premier allo stesso modo quando una parte della destra metteva adesivi per distinguere i negozi italiani da quelli gestiti da stranieri o quando venivano stilate liste di proscrizione contro professori considerati non allineati”.