Internazionale

Cosa succederà questo pomeriggio a Bruxelles nel Consiglio europeo

Meloni ha anticipato che il delegato unico Ue per l'Ucraina potrebbe essere di uno stato medio/piccolo

Cosa succederà questo pomeriggio a Bruxelles nel Consiglio europeo

Nel tardo pomeriggio di oggi, 18 giugno 2026, i leader dell’Unione europea si riuniscono a Bruxelles per un Consiglio europeo che arriva in una fase delicatissima. Sul tavolo ci sono Ucraina, Medio Oriente, bilancio europeo, competitività, difesa comune, migrazione e sicurezza. Ma il vero nodo politico sarà uno: capire se l’Europa riuscirà a parlare con una voce sola, soprattutto sulla guerra in Ucraina e sui possibili contatti con Mosca.

La riunione, prevista indicativamente dalle 18, si svolgerà in due giornate. Non sarà soltanto un vertice tecnico: sarà un test politico sulla capacità dell’Unione di restare compatta mentre il contesto internazionale cambia rapidamente.

Ucraina al centro del vertice

Il primo dossier è l’Ucraina. I leader europei ascolteranno Volodymyr Zelensky sugli ultimi sviluppi della guerra e discuteranno del sostegno a Kiev, sia sul piano militare sia su quello politico. La linea ufficiale resta quella del doppio binario: continuare ad aiutare l’Ucraina e, allo stesso tempo, mantenere pressione sulla Russia.

In parallelo, il vertice affronterà anche il tema dell’allargamento. L’Unione europea discuterà l’apertura del primo gruppo di capitoli negoziali con Ucraina e Moldova, un passaggio importante perché rende più concreta la prospettiva di adesione. Non significa ingresso imminente, ma significa che il percorso europeo di Kiev entra in una fase più strutturata.

È proprio su questo punto che Bruxelles vuole mostrare credibilità: se l’Ue promette all’Ucraina una prospettiva europea, deve poi trasformare quella promessa in passaggi politici verificabili.

La proposta di Meloni: un delegato unico per l’Ucraina

La novità politica più interessante riguarda la proposta rilanciata da Giorgia Meloni: individuare una figura unica, autorevole, con mandato condiviso dai Paesi membri, per rappresentare l’Europa nei contatti legati alla guerra in Ucraina e all’eventuale dialogo con la Russia.

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Giorgia Meloni

Il punto della premier italiana è semplice: troppi formati diplomatici paralleli rischiano di produrre confusione. Se alcuni grandi Paesi europei si muovono da soli o in piccoli gruppi, come nel formato informale tra Francia, Germania e Regno Unito, il rischio è che non venga percepita una vera posizione comune dell’Unione.

Meloni ha lasciato intendere che il possibile delegato non dovrebbe arrivare da uno dei grandi Paesi europei.

La ragione è politica: una figura proveniente da Francia, Germania o da un altro grande Stato membro potrebbe essere vista dagli altri come troppo legata a un interesse nazionale. Per questo, secondo la premier, sarebbe più facile trovare consenso attorno a una personalità espressa da uno Stato medio o medio-piccolo, capace di apparire più neutrale e meno divisiva.

Finora gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo centrale nei tentativi diplomatici legati alla guerra in Ucraina. L’Europa, pur essendo il principale spazio politico direttamente coinvolto dalle conseguenze del conflitto, fatica spesso a trasformare il proprio peso economico e militare in una vera capacità diplomatica unitaria.

Antonio Costa e i contatti con Mosca

Il dibattito si intreccia con le mosse del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Nelle ultime settimane sono stati avviati brevi contatti diplomatici con il Cremlino per riaprire canali di comunicazione. Secondo la linea emersa a Bruxelles, non si sarebbe discusso del merito della guerra, ma della necessità di avere canali disponibili nel caso in cui si aprisse una fase negoziale.

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Antonio Costa

È una distinzione importante. L’Unione europea non vuole presentarsi come mediatrice neutrale: continua a sostenere l’Ucraina e a chiedere una pace giusta e duratura. Tuttavia, in un eventuale negoziato, l’Europa non può permettersi di restare spettatrice, perché gli esiti della guerra incideranno direttamente sulla sicurezza del continente.

Altri temi sul tavolo

Accanto all’Ucraina, il Medio Oriente sarà l’altro grande tema geopolitico. I leader discuteranno della situazione a Gaza e in Cisgiordania, degli sviluppi in Libano e soprattutto del conflitto che coinvolge l’Iran, con le sue possibili conseguenze sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza della navigazione.

Un altro capitolo chiave sarà il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, il Quadro finanziario 2028-2034. È un tema meno immediato per l’opinione pubblica, ma decisivo: da quel bilancio dipenderanno le risorse per difesa, industria, transizione energetica, agricoltura, coesione, innovazione e allargamento.

Il confronto sarà complesso perché le ambizioni europee sono cresciute, ma le risorse restano limitate. L’Ue vuole essere più forte nella difesa, più competitiva nell’industria, più autonoma sull’energia, più veloce sull’intelligenza artificiale e più credibile nell’allargamento. Tutto questo richiede soldi, priorità e compromessi.

La competitività sarà infatti un altro punto centrale. I leader discuteranno semplificazione normativa, riduzione degli oneri amministrativi, mercato unico, energia, commercio, digitale e intelligenza artificiale. Il tema di fondo è noto: l’Europa vuole difendere il proprio modello sociale, ma deve anche evitare di perdere terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.

Il vertice affronterà anche l’attuazione dell’agenda europea per la prontezza alla difesa. Le recenti incursioni di droni nello spazio aereo europeo, compreso il caso del drone russo caduto in Romania con esplosivi a bordo, hanno rafforzato l’idea che il fianco orientale dell’Unione debba essere protetto meglio.