Internazionale

Trump annuncia l’accordo completo con l’Iran, la firma venerdì in Svizzera

Nell'intesa anche lo stop ai combattimenti in Libano: "Ma se non ci sarà intesa sul nucleare, riprenderanno"

Trump annuncia l’accordo completo con l’Iran, la firma venerdì in Svizzera

Donald Trump ha annunciato la fine della guerra con l’Iran. O almeno l’inizio formale della sua chiusura. Dopo settimane di trattative, minacce, bozze contestate e colpi di scena militari, Stati Uniti e Teheran hanno raggiunto un’intesa che sarà firmata venerdì 19 giugno in Svizzera. L’accordo, mediato soprattutto dal Pakistan con il sostegno del Qatar, prevede lo stop immediato alle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, e l’avvio di una finestra di 60 giorni per chiudere la parte più delicata del dossier: il programma nucleare iraniano.

“Il deal con la Repubblica islamica dell’Iran è completo”, ha scritto Trump su Truth Social, rivendicando il risultato come una svolta storica.

Trump annuncia l'accordo completo con l'Iran, la firma venerdì in Svizzera
Trump annuncia l’accordo completo con l’Iran, la firma venerdì in Svizzera

Nel suo messaggio, il presidente americano ha anche autorizzato la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Poi la frase più trumpiana di tutte:

“Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio”.

Il raid su Beirut che ha quasi fatto saltare tutto

L’annuncio è arrivato dopo ore tesissime, in cui l’accordo sembrava sul punto di saltare. A far vacillare tutto è stato un nuovo attacco israeliano sulla periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, rivendicato da Israele come risposta a lanci contro il proprio territorio. Secondo i media libanesi, il raid avrebbe provocato morti e feriti. Per Teheran è stato il segnale che Washington non fosse in grado, o non volesse davvero, controllare il suo principale alleato regionale. Per Trump, invece, è stato un sabotaggio nel momento più delicato del negoziato.

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Netanyahu e Trump

Il presidente americano non ha nascosto la rabbia verso Benjamin Netanyahu. In pubblico ha chiesto a tutte le parti di fare un passo indietro. In privato, secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa internazionale, avrebbe usato toni durissimi contro il premier israeliano, accusandolo di avere compromesso una firma ormai a portata di mano.

“L’attacco non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo”, ha detto Trump, mentre cercava di evitare una reazione iraniana che avrebbe potuto riaprire il ciclo degli attacchi.

Il Libano come condizione dell’intesa

La crisi di Beirut è stata il passaggio più rischioso dell’intera fase finale. Per l’Iran, infatti, lo stop ai combattimenti in Libano era una condizione politica centrale. Hezbollah è il principale alleato regionale di Teheran e il fronte libanese, aperto in parallelo alla guerra con gli Stati Uniti e Israele, era diventato uno dei punti più esplosivi della trattativa. Il presidente del Parlamento iraniano e negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato Washington di non saper rispettare gli impegni:

“Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è possibile parlare di proseguire lungo questa strada”.

Alla fine, però, la trattativa non è saltata. Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo per la “cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano”. Poco dopo è arrivata la conferma americana, seguita da quella iraniana. Il viceministro degli Esteri di Teheran Kazem Gharibabadi ha parlato di una fine immediata della guerra e ha spiegato che, nei 60 giorni successivi alla firma, saranno negoziati i capitoli ancora aperti: sanzioni, programma nucleare, ricostruzione e meccanismi di verifica.

Il nodo nucleare resta aperto

È qui che l’annuncio di “guerra finita” va letto con attenzione. L’accordo ferma le armi, ma non risolve ancora il nodo strategico più importante: il nucleare. Secondo le ricostruzioni disponibili, Teheran si impegna a non produrre né acquisire armi atomiche e a mantenere lo stato attuale del proprio programma, senza nuovi arricchimenti né ampliamenti degli impianti, fino alla conclusione di un’intesa definitiva.

Washington, invece, punta a un accordo più ampio che limiti in modo verificabile le capacità nucleari iraniane. Trump ha avvertito che, se nei prossimi passaggi non ci sarà un’intesa sul nucleare, le operazioni militari potranno riprendere.

Israele resta fuori dall’accordo

Israele resta un’incognita. Il governo Netanyahu non è parte dell’accordo tra Stati Uniti e Iran e ha già fatto capire di non sentirsi vincolato da un’intesa che, dal suo punto di vista, non affronta in modo sufficiente Hezbollah, i missili iraniani e il sostegno di Teheran alle milizie regionali.

Nelle prime reazioni israeliane più dure, l’intesa è stata descritta come un accordo che non garantisce la sicurezza dello Stato ebraico. È il punto più fragile dell’intero impianto diplomatico: se Israele continuerà a colpire in Libano o contro obiettivi legati all’Iran, Teheran potrebbe considerare violata la tregua.

Hormuz e il sollievo dei mercati

Lo Stretto di Hormuz è l’altro elemento decisivo. La sua chiusura aveva colpito il cuore dei mercati energetici globali, spingendo al rialzo petrolio, gas e costi di trasporto. Dopo l’annuncio dell’accordo, il Brent è sceso sotto quota 84 dollari al barile e i mercati hanno reagito positivamente. Ma anche qui i dettagli non sono secondari: Trump parla di riapertura gratuita e senza pedaggi, mentre fonti iraniane indicano una gestione regolata da Teheran in coordinamento con l’Oman. L’Europa, intanto, chiede libertà di navigazione piena e senza restrizioni.

Sollievo internazionale, ma prudenza

La reazione internazionale è stata di sollievo, ma non di euforia cieca. L’Unione europea ha definito l’intesa un possibile passo verso la stabilizzazione del Medio Oriente, insistendo però su due condizioni: piena riapertura di Hormuz e garanzie sul fatto che l’Iran non possa dotarsi di un’arma nucleare. Anche il G7 discuterà il dossier, con Francia e Regno Unito pronte a sostenere la riapertura della rotta marittima. Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha salutato l’accordo come un passaggio critico, ma la diplomazia sa bene che la firma di venerdì non chiuderà automaticamente mesi di guerra, sfiducia e distruzioni.

La guerra, dunque, viene dichiarata finita. Ma la pace vera comincerà solo se le prossime settimane terranno insieme tre condizioni: il silenzio delle armi in Libano, la riapertura stabile di Hormuz e un’intesa verificabile sul nucleare iraniano.