È di 10.045.134 euro la quota destinata alla Città metropolitana di Bologna nell’ambito del piano regionale per i servizi educativi della prima infanzia. Le risorse finanziano 226 nuovi posti e rappresentano la parte più consistente dei 37.186.776 euro stanziati complessivamente in Emilia-Romagna attraverso il programma regionale sostenuto dai fondi europei Fse+.
L’investimento, cresciuto del 55% rispetto ai 24 milioni di euro del 2022, punta su due obiettivi: ridurre i costi a carico delle famiglie e aumentare la disponibilità di posti nei nidi. Nel territorio bolognese il contributo più elevato va al Comune di Bologna, con 2.828.034 euro destinati a sostenere 529 posti.
Le assegnazioni ai Comuni
Dopo Bologna, gli stanziamenti più consistenti riguardano Valsamoggia, con 1.047.816 euro e 196 posti, e Pianoro, con 646.866 euro e 121 posti. A Imola sono assegnati 491.832 euro per 92 posti, mentre all’Unione Reno Galliera spettano 352.836 euro per 66 posti.
Tra gli altri finanziamenti figurano quelli per Sasso Marconi, con 288.684 euro e 54 posti, Marzabotto, con 277.992 euro e 52 posti, e Monte San Pietro e San Lazzaro di Savena, entrambi destinatari di 235.224 euro per 44 posti. A Castel San Pietro Terme vanno 213.840 euro per 40 posti, mentre Calderara di Reno riceve 203.148 euro per 38 posti.
Rette ridotte e soglie Isee
Su scala regionale, 29,7 milioni di euro sono destinati all’abbattimento delle rette e 7,4 milioni all’ampliamento e al consolidamento dell’offerta. Dei fondi per ridurre i costi, 13.621.608 euro sono riservati ai Comuni montani e alle aree interne. In queste zone la misura sostiene 3.016 posti e consente la gratuità per le famiglie con Isee fino a 40mila euro, anche tramite l’integrazione con il bonus asilo nido dell’Inps.
Negli altri Comuni, la riduzione delle rette riguarda i nuclei con Isee fino a 26mila euro. Nel complesso, il bando regionale sostiene 6.956 posti in 233 Comuni e Unioni: 5.564 attraverso l’abbattimento delle rette, 924 nuovi posti e 468 posti consolidati. I nuovi inserimenti risultano in aumento del 27% rispetto all’anno educativo precedente.
La frequenza nei servizi per l’infanzia
Secondo i dati presentati dalla Regione, sono 38.649 le bambine e i bambini che frequentano un nido o un servizio educativo per la prima infanzia, pari al 45,9% della popolazione sotto i tre anni. La percentuale supera il traguardo europeo del 45% fissato per il 2030.
La rete emiliano-romagnola comprende 1.291 servizi pubblici, convenzionati e privati. I posti disponibili coprono il 51,9% dei bambini nella fascia d’età considerata, con un incremento di 2,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente; il tasso di saturazione è dell’88,4%. Nei materiali diffusi dalla Regione emerge tuttavia una differenza sul periodo di riferimento: il comunicato indica l’anno educativo 2026-2027, mentre le infografiche riportano gli stessi indicatori al 2025-2026.
Gli interventi sono stati illustrati dall’assessora regionale al Welfare, Politiche per l’infanzia e Scuola, Isabella Conti, e dall’assessore al Bilancio, Montagna e Aree interne, Davide Baruffi. I due esponenti della Regione hanno collegato il sostegno ai nidi alla riduzione delle disuguaglianze, alla conciliazione tra vita e lavoro e al contrasto allo spopolamento nelle aree montane e interne. Tra i prossimi obiettivi indicati figura il consolidamento di una rete educativa più qualificata, flessibile, accessibile e integrata.