Nazionale

Docenti, il CNDDU chiede trasferimenti verso altri enti

La proposta punta a procedure volontarie, criteri trasparenti e valorizzazione delle competenze in amministrazioni differenti.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti umani torna a chiedere una legge che regoli la mobilità volontaria del personale scolastico verso altre amministrazioni pubbliche. L’obiettivo è consentire agli insegnanti di partecipare, secondo criteri trasparenti, alle procedure di passaggio tra diversi comparti della pubblica amministrazione.

La proposta amplia il tema già affrontato dal Coordinamento in relazione alla mobilità dei docenti della classe di concorso A-46 e alla richiesta di un piano triennale al Ministero. Non si tratta soltanto di favorire gli spostamenti tra province o istituti, ma di valutare la possibilità di utilizzare competenze maturate nella scuola anche all’interno di amministrazioni differenti.

La proposta del Coordinamento

Secondo il CNDDU, l’attuale quadro normativo mantiene gli insegnanti fuori dalle ordinarie procedure di mobilità tra comparti. Questa condizione, sostiene l’organizzazione, limita le possibilità di ricollocazione professionale anche nei casi in cui i trasferimenti interni al sistema scolastico non riescano a rispondere a esigenze familiari consolidate.

La classe A-46, Scienze giuridico-economiche, viene indicata come un caso significativo. Numerosi docenti entrati in ruolo con il piano straordinario del 2015 incontrerebbero ancora difficoltà legate alla scarsità di posti disponibili nelle province richieste.

Le competenze giuridiche, economiche e amministrative possedute da questi insegnanti, rileva il Coordinamento, potrebbero essere valutate per attività procedimentali, contrattuali e gestionali presso altri enti pubblici. Il meccanismo dovrebbe comunque essere subordinato alla disponibilità effettiva dei posti, alla corrispondenza tra profili professionali e alle compatibilità degli inquadramenti.

Vincoli e richiesta ai ministeri

La proposta indica come condizioni essenziali la continuità didattica e la salvaguardia degli organici. Il CNDDU precisa che l’obiettivo non è creare una via ordinaria di uscita dall’insegnamento, ma mettere a disposizione uno strumento aggiuntivo per affrontare situazioni di immobilità professionale prolungata e favorire un impiego più efficace delle risorse già presenti nella pubblica amministrazione.

Il presidente Romano Pesavento sollecita quindi i ministri dell’Istruzione e della Pubblica amministrazione ad assumere una posizione formale e ad avviare un’iniziativa legislativa congiunta. Prima di un eventuale intervento normativo, il Coordinamento propone una ricognizione dei fabbisogni degli enti e delle professionalità disponibili nel sistema scolastico.