Cresce la mobilitazione negli istituti superiori di Torino. Dopo l’Einstein, il Gioberti, il Regina Margherita e altre scuole, anche studenti e studentesse del liceo Berti hanno deciso di fermare le lezioni e occupare l’istituto. La scelta, spiegano in un volantino, nasce dalla volontà di aderire a una protesta più ampia e di rendere visibile il dissenso nei confronti delle politiche del governo e del modello scolastico attuale.
Tra le ragioni indicate dagli studenti c’è innanzitutto la contrarietà alla politica definita guerrafondaia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Nel documento diffuso all’interno della scuola viene però attribuito un peso centrale anche al modo in cui viene organizzato il percorso formativo. Gli studenti sostengono di sentirsi sempre più considerati come numeri, dati statistici e unità produttive da ottimizzare, invece che come persone.
Le contestazioni degli studenti
Nel mirino finisce anche un apprendimento giudicato troppo nozionistico e fine a se stesso, ritenuto poco collegato alla realtà e alle competenze necessarie per affrontare le sfide del mondo contemporaneo. La protesta, quindi, non riguarda soltanto le condizioni materiali degli edifici, ma investe più in generale il ruolo della scuola pubblica, le sue finalità e le risorse destinate all’istruzione.
Sulla mobilitazione è intervenuto il sindaco Stefano Lo Russo, dopo le parole della dirigente del liceo Gioberti, che aveva avvertito che chi danneggia la scuola dovrà pagare. Il primo cittadino ha ribadito di non voler difendere alcun danneggiamento della cosa pubblica, sottolineando che gli edifici appartengono alla collettività e che ogni intervento di ripristino ricade sui cittadini contribuenti.
Lo Russo ha tuttavia precisato che la protesta degli studenti deve essere capita e interpretata, perché rappresenta una richiesta di attenzione sul tema della scuola pubblica. Secondo il sindaco, l’attivazione degli studenti e la loro domanda di ascolto possono essere utili al dibattito, ma scrivere sui muri durante un corteo o danneggiare un’infrastruttura pubblica finisce per indebolire le stesse rivendicazioni. Se l’obiettivo è ottenere più risorse, ha osservato, danneggiare gli edifici significa ottenere l’effetto contrario.
Il nodo degli investimenti
Nel corso della consueta diretta radiofonica del martedì, il sindaco ha richiamato anche gli interventi realizzati con il PNRR. Grazie a quei finanziamenti, ha spiegato, a Torino è stato possibile riqualificare 100 edifici scolastici. Si tratta però, secondo Lo Russo, di una misura straordinaria, arrivata dopo un lungo periodo nel quale il Paese avrebbe smesso di investire nell’edilizia scolastica.
La preoccupazione espressa dal primo cittadino riguarda il futuro degli investimenti una volta conclusa la fase legata al PNRR. Per Lo Russo, il tema della manutenzione e della riqualificazione delle scuole deve restare al centro dell’attenzione pubblica, insieme a quello della sanità. La richiesta di risorse per gli istituti, ha concluso, rappresenta una battaglia politica da sostenere, pur distinguendo le ragioni della protesta dai danneggiamenti ai beni comuni.