Un uomo di 86 anni è morto all’ospedale Policlinico San Martino di Genova per le complicazioni di una forma neuroinvasiva di West Nile. Si tratta della prima vittima registrata in Liguria dall’inizio della stagione. Il decesso è stato confermato dalla direzione sanitaria del nosocomio, dopo il peggioramento delle condizioni cliniche del paziente.
L’anziano era stato ricoverato da alcuni giorni nella Rianimazione M3 del Monoblocco, diretta da Nicolò Patroniti. La morte è stata registrata alle 19.23 del giorno precedente alla pubblicazione della notizia. In precedenza il paziente era stato preso in cura dal team della Clinica di Malattie Infettive, diretta da Matteo Bassetti.
La forma neuroinvasiva
Secondo quanto riferito dall’ospedale, il quadro clinico è peggiorato fino a rendere necessario il trasferimento e la permanenza in terapia intensiva. La forma neuroinvasiva rappresenta la manifestazione più grave dell’infezione trasmessa dalle zanzare. Nel caso specifico, la direzione sanitaria ha precisato che l’uomo non presentava ulteriori comorbidità.
Il West Nile virus viene trasmesso attraverso la puntura di zanzare infette. Nella maggior parte dei casi l’infezione non provoca sintomi o causa manifestazioni lievi, mentre una quota ridotta di pazienti può sviluppare complicazioni importanti. La vicenda di Genova ha riportato l’attenzione sulla necessità di sorvegliare l’andamento dei casi sul territorio ligure.
L’appello alla prudenza
Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino, ha definito il decesso il primo avvenuto in Liguria per West Nile e ha invitato a monitorare con attenzione l’infezione. L’infettivologo ha spiegato che, al momento, non esistono farmaci specifici né vaccini contro il virus e che il trattamento si basa su terapie di supporto.
Bassetti ha inoltre sottolineato che solo nell’1% dei casi la malattia può assumere forme impegnative fino a provocare la morte. La struttura ospedaliera ha comunicato di essere impegnata nel monitoraggio della situazione e nella gestione dei pazienti colpiti. Il caso dell’86enne costituisce quindi un riferimento per l’attività di sorveglianza sanitaria avviata in Liguria, senza modificare il dato indicato dallo specialista sulla limitata frequenza delle forme più gravi.