In Italia gli iscritti al primo anno dei corsi di laurea dell’area psicologica sono aumentati del 90% in dieci anni, passando da poco più di 18 mila a oltre 34 mila. Nello stesso periodo, l’intero sistema universitario è cresciuto del 39%. Nel 2024 il Paese ha formato 25.732 laureati in psicologia, pari a 3,6 per ogni laureato in informatica.
I dati sono stati presentati a Roma in occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, dedicata al rapporto tra professione e intelligenza artificiale. Secondo Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, l’aumento potrebbe essere legato anche alla maggiore presenza della tecnologia nella vita quotidiana e al conseguente bisogno di comprendere meglio la persona, la mente, le relazioni e la sofferenza.
Gulino ha sottolineato che l’intelligenza artificiale, già utilizzata in ambiti come lavoro, ricerca, sanità ed educazione, non può sostituire il lavoro dello psicologo. La professione si fonda infatti sull’incontro con persone e storie, sulla valutazione dei contesti, sulla relazione e sulla capacità di cogliere anche elementi non esplicitati e margini di incertezza.
Formazione e accesso al supporto
La crescita delle immatricolazioni rappresenta un dato di sistema e non misura direttamente né la domanda di cura né la risposta dei servizi. Il numero dei laureati, inoltre, non coincide con quello dei professionisti attivi: tra il conseguimento del titolo e l’esercizio della professione sono previsti tirocinio e abilitazione, mentre per la psicoterapia è necessaria un’ulteriore specializzazione.
Anche gli sbocchi occupazionali e la distribuzione dei professionisti sul territorio dipendono da fattori che il solo aumento degli iscritti non consente di valutare. Sul piano sanitario, i disturbi dell’umore e d’ansia e le difficoltà psicologiche legate a fasi della vita o a eventi stressanti sono frequenti, ma restano difficoltà di accesso ai percorsi di supporto. Formazione, offerta dei servizi e domanda reale sono quindi grandezze distinte.
Il ruolo degli strumenti digitali
In ambito psicologico l’intelligenza artificiale può essere impiegata per materiali psicoeducativi, esercizi guidati, monitoraggio dei sintomi e attività amministrative. I possibili vantaggi riguardano soprattutto accessibilità, disponibilità continua e costi contenuti, in particolare per chi non riesce a rivolgersi subito a un professionista.
Restano però diverse criticità: la capacità di riconoscere e gestire le emergenze, il rischio di risposte inappropriate o eccessivamente accondiscendenti, la protezione dei dati sanitari e la possibilità che uno strumento digitale finisca per sostituire, anziché affiancare, un aiuto qualificato. È inoltre aperta la questione della responsabilità quando un’indicazione si dimostra dannosa.
Le evidenze sull’efficacia dei sistemi conversazionali come supporto psicologico sono ancora limitate e disomogenee, soprattutto nel lungo periodo e per le persone con condizioni più gravi. Non esiste quindi un consenso definitivo sul loro ruolo. L’orientamento più condiviso li considera strumenti complementari, da valutare con gli stessi criteri di sicurezza ed efficacia applicati agli altri interventi sanitari.