La voce potrebbe contenere segnali utili per individuare il diabete di tipo 2, anche se oggi non esiste alcun test telefonico in grado di sostituire gli accertamenti clinici. A esaminare questa possibilità è stato uno studio che ha valutato se brevi registrazioni effettuate con lo smartphone possano offrire indicazioni sulla presenza della malattia.
I ricercatori hanno coinvolto 461 adulti, invitati a registrare più volte la propria voce mentre leggevano frasi scelte casualmente. Le tracce audio non sono state analizzate cercando soltanto variazioni del tono o del volume. Sono state invece trasformate in spettrogrammi, cioè rappresentazioni visive delle caratteristiche del suono, poi esaminate da un sistema di intelligenza artificiale.
Come ha funzionato l’analisi
Il modello ha lavorato esclusivamente sui dati acustici e sul sesso biologico dei partecipanti, senza utilizzare informazioni cliniche o personali come età e peso. L’analisi è stata distinta tra uomini e donne, perché le caratteristiche di base delle voci possono essere differenti. L’obiettivo era verificare se l’insieme dei segnali vocali contenesse elementi associabili alla presenza della patologia, anche quando non sono percepibili dall’orecchio umano.
Nei test, il sistema ha raggiunto un’accuratezza bilanciata di circa 71% nelle donne e 72% negli uomini. Questo parametro considera sia la capacità di riconoscere le persone con diabete sia quella di identificare correttamente chi non presenta la malattia. Un ulteriore indice di capacità discriminatoria è risultato poco inferiore a 0,80, su una scala in cui 1 rappresenta il risultato perfetto.
Risultati ancora preliminari
I dati indicano che nella voce possono essere presenti combinazioni di segnali acustici rilevabili dagli algoritmi. Tuttavia, le prestazioni osservate non sono sufficienti per trasformare questa tecnologia in un test medico. Un sistema corretto in circa sette casi su dieci potrebbe infatti non individuare alcune persone malate oppure generare falsi allarmi in soggetti sani.
Gli stessi autori descrivono il lavoro come una validazione tecnica preliminare, condotta su un gruppo limitato di partecipanti. Prima di valutarne l’impiego nella pratica clinica saranno necessarie verifiche su popolazioni più ampie e diversificate, così da capire quanto il metodo sia affidabile in condizioni reali.
Per il momento, quindi, un vocale registrato con il cellulare non può sostituire un esame del sangue. In presenza di fattori di rischio come familiarità, sedentarietà o sovrappeso, il riferimento resta il medico, che può prescrivere la misurazione della glicemia. Anche alimentazione equilibrata e attività fisica regolare continuano a rappresentare strumenti essenziali per la prevenzione.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista IEEE Journal of Biomedical and Health Informatics con il titolo V2D: Detection of type 2 diabetes using only smartphone voice recordings via spectro-temporal transformer embeddings. Il DOI dell’articolo è 10.1109/JBHI.2026.3730729.