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Stress e cortisolo non bloccano il dimagrimento della pancia

Le ricerche mostrano effetti modesti sul peso e invitano a distinguere la tensione quotidiana dalle patologie endocrine

Quando il girovita non cambia durante un percorso per perdere peso, è comune attribuire il risultato al cortisolo e allo stress. Le evidenze disponibili, però, non mostrano l’esistenza di un blocco specifico del dimagrimento sull’addome causato dalla tensione quotidiana. Tra stato psicologico, abitudini alimentari e tessuto adiposo esiste una relazione, ma l’effetto osservato dagli studi è generalmente contenuto.

Una metanalisi di studi longitudinali condotti su 14 coorti ha rilevato che lo stress psicologico si associa a un aumento medio molto piccolo dell’adiposità. Il rapporto non è risultato più marcato per il grasso addominale rispetto ad altre misure corporee. Inoltre, nel 69% delle analisi osservazionali non è emersa una relazione statisticamente significativa. Si tratta di associazioni registrate nel tempo, che non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto tra cortisolo e difficoltà nel perdere centimetri.

Alimentazione e misurazione degli ormoni

Una parte del legame passa dai comportamenti adottati nei periodi di maggiore pressione. Una revisione di 54 studi, che ha coinvolto quasi 120.000 adulti sani, ha rilevato in media un lieve aumento della quantità di cibo consumata e una maggiore frequenza di scelte alimentari meno salutari. Le risposte, tuttavia, sono molto diverse: alcune persone mangiano di più, altre perdono l’appetito e altre ancora non modificano le proprie abitudini.

Anche le ricerche che misurano direttamente l’ormone non confermano spiegazioni semplici. In un’analisi su oltre 34.000 persone, una maggiore concentrazione di cortisolo nei capelli è risultata associata a una circonferenza vita più ampia, ma il legame statistico è debole. Poiché si tratta di osservazioni raccolte in un singolo momento, non è possibile stabilire quale fattore preceda l’altro o cosa accada quando comincia una perdita di peso.

Le analisi sull’attività del sistema ormonale dello stress nelle persone con obesità hanno inoltre prodotto risultati discordanti, anche in base al metodo utilizzato. Questo non sostiene l’idea che chi è in sovrappeso presenti sempre lo stesso tipo di alterazione ormonale.

Quando serve una valutazione medica

Lo stress quotidiano non va confuso con la sindrome di Cushing, una patologia endocrina caratterizzata da un eccesso patologico di glucocorticoidi, che può favorire l’accumulo di grasso nella parte centrale del corpo. La causa più frequente è l’assunzione di farmaci corticosteroidi. La sola presenza di grasso addominale non è sufficiente per sospettare questa condizione.

Le linee guida della European Society of Endocrinology del 2020 non raccomandano test di routine per l’ipercortisolismo nelle persone con obesità, se non esiste un sospetto clinico preciso. Una valutazione può essere indicata quando all’aumento di peso si associano segnali progressivi e specifici, come lividi spontanei, strie cutanee ampie e violacee, debolezza muscolare o osteoporosi insolita per l’età.

In questi casi il medico può valutare esami mirati, tra cui il cortisolo salivare notturno, la raccolta delle urine nelle 24 ore o il test di soppressione con desametasone. Un risultato anomalo deve comunque essere verificato prima di formulare una diagnosi. Le revisioni sugli interventi di rilassamento e mindfulness, infine, mostrano risultati non uniformi sul peso: quando si osservano miglioramenti, i programmi comprendono spesso anche alimentazione consapevole e movimento. Ridurre la tensione può aiutare il benessere generale, ma non equivale a un effetto dimagrante certo sulla circonferenza addominale.