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Tisane e glicemia, cosa dicono davvero gli studi

Camomilla, cannella, zenzero e tè verde non hanno prove solide sui rialzi dopo i pasti: il vantaggio più certo è sostituire bibite zuccherate.

Dopo un pasto è normale che la glicemia aumenti e può sembrare utile affidarsi a una bevanda calda per limitarne la salita. Camomilla, cannella, zenzero e tè verde vengono spesso indicati in questo ruolo, ma gli studi disponibili non offrono prove sufficienti per raccomandare una specifica infusione contro i picchi dopo i pasti. Le ricerche hanno analizzato preparazioni, dosi e gruppi di persone diversi, lasciando ancora aperta la questione sull’efficacia reale di una semplice tazza.

Il vantaggio più concreto riguarda soprattutto la sostituzione. Una tisana senza zucchero, se prende il posto di una bibita zuccherata, consente di evitare gli zuccheri aggiunti che quella bevanda avrebbe fornito. Il beneficio, quindi, dipende dallo scambio e non necessariamente dalla pianta utilizzata. L’effetto scompare se nella tazza vengono aggiunti zucchero o miele. Anche l’acqua resta una scelta indicata, al pari di un infuso non zuccherato.

Camomilla, cannella e tè verde: i dati disponibili

Una revisione di quattro studi clinici sulla camomilla ha rilevato miglioramenti della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata, il parametro che descrive l’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti. Gli autori, però, hanno sottolineato la necessità di nuove ricerche. Inoltre, la glicemia a digiuno e il valore raggiunto dopo aver mangiato sono misure differenti: un miglioramento della prima non dimostra automaticamente una riduzione del secondo.

La cannella è stata studiata in modo più vicino al tema dei picchi. In una ricerca su 30 adulti senza diabete, una sola infusione bevuta prima di una dose di glucosio ha ridotto il valore massimo della glicemia. Tuttavia, la quantità complessiva di zucchero nel sangue misurata nelle due ore successive non è diminuita in modo statisticamente significativo. Lo studio comprendeva due gruppi di quindici persone e utilizzava una soluzione di glucosio al posto di un pasto abituale: dati troppo limitati per parlare di un beneficio clinico, soprattutto nelle persone con diabete.

Anche le informazioni su tè verde e zenzero vanno interpretate con cautela. Una meta-analisi sul tè verde ha registrato una riduzione media della glicemia a digiuno di circa 1,4 mg/dL, senza un calo significativo dell’emoglobina glicata. Molti studi, inoltre, riguardavano capsule o estratti, non la bevanda. Per lo zenzero, le revisioni hanno esaminato soprattutto integratori e non permettono di stabilire se una tisana riduca il picco dopo un pasto.

Attenzione a integratori e terapia

Una capsula o un estratto concentrato non equivalgono a una tazza preparata in casa: cambiano la dose, la composizione e il metodo di preparazione. Un risultato ottenuto con un integratore può essere trasferito a un’infusione soltanto se questa corrispondenza viene verificata. Gli integratori a base di erbe possono inoltre causare effetti indesiderati o interagire con i farmaci per il diabete. La cautela è particolare per la cannella cassia, soprattutto in caso di quantità elevate, uso prolungato o malattia del fegato.

Chi rileva valori ripetutamente fuori dagli obiettivi concordati dovrebbe parlarne con il team curante. Una tisana non è lo strumento adatto per correggere la glicemia e non deve portare a sostituire, ridurre o modificare farmaci e insulina. Camomilla, cannella o zenzero possono quindi essere consumati per il gusto, purché senza zucchero, mentre il controllo della glicemia deve restare affidato al piano di gestione concordato con i professionisti che seguono la persona.