Varese (VA)

Stress e cibo, a Varese il peso dell’organizzazione aziendale

Un convegno illustra come carichi, relazioni, pause e turni condizionino le abitudini nutrizionali.

Quanto incidono i ritmi professionali, le relazioni interne e il clima aziendale sulle abitudini alimentari? Il tema è stato affrontato a Varese durante il convegno Alimentazione e quotidianità. Disfunzioni da stress lavorativo ed emozionale, ospitato venerdì 6 novembre all’Ufficio Territoriale Regionale. A intervenire è stato Francesco Sassi, psicologo, psicoterapeuta e consulente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni.

Quando le richieste superano le risorse

Secondo Sassi, lo stress legato all’attività professionale nasce soprattutto dallo squilibrio tra ciò che viene richiesto e le risorse disponibili per farvi fronte. Carichi elevati, scadenze ravvicinate e ritmi sostenuti possono diventare problematici quando non sono accompagnati da adeguate ricompense, riconoscimenti o margini di autonomia.

Un altro elemento indicato nel corso dell’incontro riguarda il rapporto tra sforzo e controllo. Affrontare impegni consistenti senza poter incidere sui tempi, sulle modalità operative o sulle decisioni può favorire emozioni negative e una condizione di stress lavoro-correlato. Anche la mancanza di gratificazione, non solo economica ma legata al riconoscimento del lavoro svolto, può contribuire al disagio.

Le conseguenze sulle abitudini alimentari

La tensione accumulata durante la giornata può riflettersi sui comportamenti quotidiani, compreso il rapporto con il cibo. Ansia e stanchezza possono spingere alcune persone a mangiare di più e a scegliere alimenti meno salutari, mentre altre possono ridurre il consumo di cibi adeguati.

Nel corso dell’intervento è stato richiamato anche il rapporto tra stress e indice di massa corporea. Le indicazioni presentate riferiscono che, in condizioni di stress lavorativo, le persone con un indice superiore a 27 tenderebbero ad aumentare di peso, mentre quelle con un valore inferiore a 22 potrebbero andare incontro a una perdita di peso. Si tratta di risposte diverse a una medesima condizione di pressione, influenzate anche dalle caratteristiche individuali.

Un ruolo rilevante è attribuito al clima organizzativo, cioè all’insieme delle percezioni condivise sull’ambiente di lavoro, sulle relazioni e sulla comunicazione. Un contesto positivo e caratterizzato da supporto sociale può ridurre l’ansia e favorire comportamenti più equilibrati. Al contrario, turni irregolari, pause insufficienti o l’assenza di uno spazio adeguato per il pranzo possono rendere più difficile seguire un’alimentazione regolare.

Per questo, la promozione di scelte alimentari sane non può essere affidata soltanto alla responsabilità individuale. L’organizzazione dovrebbe prevedere carichi sostenibili, ruoli chiari e una maggiore autonomia nella gestione dei tempi, oltre a pause pranzo protette e non sovrapposte a riunioni o scadenze.

Tra le misure indicate rientrano anche la tutela della disconnessione al termine della giornata, il rispetto del riposo e una programmazione prevedibile per chi lavora su turni o durante la notte. Il sonno, infatti, può incidere sulle scelte alimentari del giorno successivo. La conclusione dell’incontro è stata affidata a un principio generale: per favorire abitudini sane occorre innanzitutto creare le condizioni concrete per poterle adottare.