Quando smartphone, social network e videogiochi iniziano a condizionare la quotidianità, l’utilizzo della tecnologia può trasformarsi in un problema di salute. A Fidenza sono circa 50 ogni anno i casi presi in carico dai servizi per le Dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma.
Le persone seguite sono soprattutto adolescenti. Tra i maschi risultano più frequenti le problematiche legate ai videogiochi, mentre tra le ragazze prevalgono quelle connesse ai social network. Il percorso può riguardare anche i minorenni, con il consenso dei genitori, e coinvolgere l’intero nucleo familiare.
In molti casi sono proprio i genitori a chiedere aiuto. Gli operatori possono accompagnare mamma e papà anche attraverso percorsi di psicoeducazione, senza che sia necessario coinvolgere immediatamente il figlio o la figlia. A spiegare quali segnali osservare è Simonetta Gariboldi, direttrice della sede fidentina del servizio Dipendenze patologiche.
Quando l’iperconnessione diventa un problema
Non esiste un limite di utilizzo valido per tutti. La situazione diventa preoccupante quando il tempo e l’attenzione dedicati a internet, piattaforme social o videogiochi interferiscono con la concentrazione, lo studio, il lavoro, il sonno o le relazioni. Tra i fenomeni associati c’è la FOMO, acronimo di Fear of Missing Out, cioè la paura di perdersi qualcosa o di essere esclusi.
Ansia o stress quando ci si scollega, collegamenti notturni prolungati, disturbi del sonno, minore attività fisica, irritabilità, isolamento e difficoltà di concentrazione sono alcuni dei possibili campanelli d’allarme. La presenza di uno solo di questi elementi non indica automaticamente una dipendenza: a fare la differenza sono soprattutto intensità, frequenza e capacità di compromettere il normale funzionamento quotidiano. In caso di difficoltà può essere utile rivolgersi a un professionista.
Le strategie per ridurre il tempo online
Secondo le indicazioni degli esperti dell’Ausl, piccoli cambiamenti possono aiutare a ristabilire un rapporto più equilibrato con la tecnologia. Tra questi ci sono la disattivazione delle notifiche non indispensabili e la definizione di spazi e momenti senza telefono, come i pasti o la camera da letto. È inoltre consigliabile programmare periodi offline, dedicandosi allo sport, agli hobby o agli incontri con gli amici.
Per i social network si possono impostare limiti attraverso le funzioni di benessere digitale presenti sugli smartphone. Anche interrompere lo scorrimento automatico e chiedersi se si sta scegliendo davvero di proseguire può aiutare a spezzare un comportamento diventato abituale.
Per i videogiochi, gli operatori suggeriscono di tenere console e computer fuori dalla camera da letto, usare un timer per stabilire la durata delle sessioni, limitare i titoli che incentivano l’accesso quotidiano e giocare dopo aver completato gli impegni della giornata. Una parte del tempo trascorso davanti allo schermo può essere sostituita con attività all’aperto, passeggiate e occasioni di socialità.
In questo contesto si inserisce Reconnect, la camminata di detox tecnologico in programma a Fidenza il 12 settembre. L’obiettivo è favorire una pausa dalle sollecitazioni digitali attraverso il contatto con l’ambiente, l’attività fisica e l’attenzione al proprio corpo.
Particolare cautela è richiesta per i bambini. I professionisti della Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza dell’Ausl segnalano che un impiego eccessivo dei dispositivi, compresa la televisione, può associarsi a difficoltà di apprendimento e comunicazione, problemi relazionali e psicologici e una peggiore qualità del sonno.
Le indicazioni prevedono di evitare la televisione prima dei 2 anni e, tra i 3 e i 5 anni, di limitarne l’uso a un’ora al giorno, senza lasciare il bambino da solo davanti allo schermo. Per i dispositivi online sono preferibili giochi interattivi, non violenti e capaci di stimolare l’immaginazione. È inoltre consigliato evitare gli schermi durante i pasti e nell’ora precedente il sonno. L’obiettivo, sottolineano gli esperti, non è demonizzare la tecnologia, ma usarla in modo consapevole, senza compromettere riposo, relazioni, studio, lavoro e tempo libero.