Oggi affronta i controlli periodici con il sorriso, ma fino a circa due anni fa per Andrea, nome di fantasia, il mondo dei suoni era quasi irraggiungibile. Una sordità profonda lo aveva tenuto lontano dalla vita quotidiana, dai giochi e dalle parole. Dopo diversi passaggi nella sua città, i genitori si sono rivolti all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, dove gli specialisti hanno individuato una malformazione congenita dell’orecchio interno.
Da quel momento è iniziato un percorso di presa in carico che non si è limitato all’intervento chirurgico. Il bambino è stato seguito attraverso la diagnosi e la valutazione audiologica, l’impianto cocleare e la successiva riabilitazione, con il coinvolgimento di audiometristi e logopedisti. Recuperare l’accesso ai suoni, infatti, non significa automaticamente riuscire a riconoscerli, trasformarli in parole e usarli per comunicare: sono necessari tempo, esercizio e un lavoro riabilitativo costante.
Un percorso oltre la sala operatoria
«L’intervento è una parte del percorso», spiega Enrico Pasanisi, direttore di Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e del Dipartimento Testa-collo. Secondo il medico, la presa in carico deve accompagnare il paziente dalla diagnosi alla scelta del trattamento, dall’operazione alla riabilitazione. Nei bambini, aggiunge, il lavoro di squadra assume un’importanza ancora maggiore.
A due anni dall’intervento, Andrea vive la quotidianità con la famiglia e i compagni di scuola e torna a Parma per i controlli. Nel reparto vengono eseguiti ogni anno circa 40-50 impianti cocleari, ma l’attività comprende anche la gestione di patologie infiammatorie, croniche, malformative e tumorali dell’orecchio e delle strutture collegate.
Microchirurgia e casi complessi
La storia del reparto nasce dalla microchirurgia dell’orecchio e si è sviluppata verso l’otoneurochirurgia e la chirurgia della base cranica. I dati Agenas collocano il centro parmense tra le strutture pubbliche ai vertici nazionali per la chirurgia dell’orecchio. Circa il 35-40% dei pazienti sottoposti a questo tipo di interventi arriva da fuori provincia o da fuori regione.
La particolare anatomia dell’area rende queste operazioni complesse. L’orecchio è di piccole dimensioni, ma si trova vicino a nervi collegati al cervello e alla faccia e a strutture vascolari importanti, tra cui la carotide e la giugulare. Nei casi più delicati è quindi necessario un percorso multidisciplinare, con la collaborazione tra competenze otologiche, otoneurochirurgiche e neurochirurgiche.
La squadra dei chirurghi senior specializzati in otologia è composta da Enrico Pasanisi, Andrea Bacciu, Filippo Di Lella e Vincenzo Vincenzi, affiancati da due giovani colleghi in formazione. Il gruppo prosegue una tradizione iniziata con il professor Carlo Zini. Di Lella continua in particolare l’attività nel campo della chirurgia otoneurologica, raccogliendo anche l’esperienza professionale di Maurizio Falcioni, che ha intrapreso una nuova esperienza lavorativa.
«L’orecchio è un vero crocevia di strutture importanti per la faccia e per il cervello», sottolinea Di Lella, indicando nella conoscenza anatomica, nell’esperienza e nella collaborazione tra specialità gli elementi necessari per affrontare i casi più complessi. Pasanisi descrive invece la scuola di Parma come un patrimonio di conoscenze trasmesso da una generazione all’altra. Un percorso che unisce microchirurgia otologica, chirurgia dell’orecchio, otoneurochirurgia e interventi sulla base cranica, insieme all’assistenza dedicata alle persone con sordità complesse.