Un ricovero segnato dalle difficoltà organizzative, ma anche dall’attenzione ricevuta dal personale. È il racconto di un paziente recentemente assistito all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, che ha scelto di condividere la propria esperienza dopo aver richiamato la notizia dei fondi dimezzati per la sanità.
La testimonianza mette in evidenza la carenza di posti letto e materiali, senza però limitarsi alla denuncia delle criticità. Il paziente racconta di essere stato per tre giorni su una barella al pronto soccorso e per altri nove su un letto collocato nel corridoio di un reparto, parzialmente separato dal resto dell’area da un divisorio. Successivamente è stato trasferito in una stanza.
Durante il ricovero, l’uomo è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Gemelli per un intervento chirurgico, prima di essere riportato nel reparto di Rieti. Una situazione che, osserva, potrebbe alimentare l’idea di una sanità pubblica ormai al limite, nella quale chi può permetterselo sceglie il privato o cerca percorsi privilegiati.
Le difficoltà quotidiane
Nel suo racconto, il paziente riferisce di aver visto direttamente le conseguenze della carenza di strumenti e spazi. Durante la degenza, spiega, le barelle erano terminate e venivano richieste in prestito ad altri reparti; anche materiali di uso quotidiano, come le traverse da sistemare nei letti, non erano sempre disponibili.
Accanto a queste difficoltà, però, la testimonianza sottolinea il lavoro svolto da medici, infermieri e operatori sociosanitari. Il paziente descrive gruppi di lavoro capaci di operare con professionalità e coordinamento, nonostante un contesto definito perennemente emergenziale.
Il ricordo più forte riguarda i gesti e le parole rivolti alle persone ricoverate. Frasi di conforto, aiuto durante i pasti e attenzione alle esigenze quotidiane hanno contribuito, racconta, a rendere più sostenibile la permanenza in ospedale. Sono comportamenti semplici, ma che durante una malattia possono assumere un peso rilevante.
Il ringraziamento ai reparti
Tornato a casa per la convalescenza, il paziente ha voluto rivolgere un ringraziamento a chi lo ha assistito nei diversi momenti del percorso. Il messaggio riguarda il pronto soccorso, la Pneumologia e Medicina 1 del presidio reatino, oltre al personale incontrato durante il trasferimento per l’intervento.
La riflessione finale tiene insieme i due aspetti dell’esperienza: da una parte le carenze strutturali e organizzative, dall’altra la dedizione di chi continua a garantire assistenza. Secondo il paziente, il servizio pubblico potrebbe offrire ancora di più se gli operatori avessero a disposizione strumenti e condizioni di lavoro adeguati.
Il suo messaggio si chiude con un grazie rivolto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori incontrati durante la degenza, per la vicinanza dimostrata e per avergli fatto sentire, nonostante le difficoltà, un essere umano.