Pomodoro, broccoli e soia vengono spesso indicati come alimenti ideali per la salute della prostata. La ricerca, però, non ha dimostrato che un singolo cibo sia in grado di prevenire o curare le malattie prostatiche. Questi alimenti sono stati studiati più di altri e alcuni risultati sono interessanti, ma tra un’associazione statistica e un’efficacia clinica dimostrata esiste una differenza sostanziale.
Inoltre, con l’espressione salute della prostata si indicano condizioni diverse: la prostatite è un’infiammazione, spesso di origine infettiva; l’iperplasia prostatica benigna è un ingrossamento legato all’età che può comprimere l’uretra; il tumore della prostata è una patologia oncologica. Cause e trattamenti cambiano da una condizione all’altra: un alimento eventualmente associato al rischio di tumore non incide necessariamente sui disturbi urinari provocati dall’ingrossamento della ghiandola.
Pomodoro, broccoli e soia: cosa dicono gli studi
Il pomodoro è al centro dell’interesse per la presenza di licopene, il pigmento rosso che l’organismo assorbe più facilmente quando l’alimento è cotto. Alcune analisi osservazionali hanno associato un consumo maggiore, soprattutto di pomodori cotti, a un rischio più basso di tumore prostatico. Gli studi randomizzati, tuttavia, non hanno confermato una riduzione significativa dell’incidenza. Una revisione Cochrane comprendeva soltanto tre piccoli studi, due dei quali con elevato rischio di errori metodologici, e non offriva dati sulla mortalità.
Un quadro simile riguarda le verdure crucifere, come broccoli, cavoli e cavolfiori. Una revisione su oltre 1,2 milioni di uomini ha rilevato un’associazione tra consumo più elevato e minore rischio di tumore della prostata. Il dato, però, resta osservazionale: chi mangia più verdure tende spesso ad avere anche altre abitudini favorevoli e non è possibile isolare l’effetto del singolo alimento.
Anche tofu ed edamame sono stati collegati in alcune meta-analisi a un rischio inferiore. Le popolazioni che consumano più soia, però, seguono spesso modelli alimentari complessivamente diversi. Inoltre, i risultati sugli alimenti interi non possono essere estesi automaticamente agli integratori di isoflavoni.
Conta il modello alimentare, non il singolo alimento
Le indicazioni più solide riguardano un modello alimentare equilibrato, ricco di verdura, frutta e cereali integrali e povero di carni rosse e lavorate, bevande zuccherate e prodotti molto processati. È una raccomandazione sostenuta per la prevenzione oncologica in generale, ma non dimostra che una dieta specifica impedisca il tumore della prostata. In chi ha già ricevuto una diagnosi, modelli mediterranei o a base vegetale sono stati associati più frequentemente a minore progressione e mortalità per la malattia. Si tratta comunque soprattutto di osservazioni: la dieta non sostituisce sorveglianza e terapie prescritte.
Gli integratori non rappresentano una scorciatoia. In un ampio studio randomizzato, il selenio non ha ridotto il rischio di tumore prostatico, mentre la vitamina E assunta da sola, alla dose di 400 UI al giorno, è stata associata a un aumento relativo del rischio del 17%, pari a circa 11 diagnosi in più ogni 1.000 uomini in sette anni. Il risultato riguarda le dosi concentrate in compresse, non gli alimenti che contengono naturalmente questi nutrienti.
Se il problema sono bisogno frequente di urinare, flusso debole o risvegli notturni, non esiste un alimento capace di ridurre le dimensioni della prostata o i sintomi. Le linee guida suggeriscono di regolare l’assunzione dei liquidi, moderare caffeina e alcol, adottare tecniche minzionali e curare l’eventuale stipsi. Difficoltà persistente a urinare, sangue nelle urine, dolore, febbre o brividi richiedono una valutazione medica. La completa incapacità di urinare è un’emergenza. In sintesi, non esistono tre cibi migliori: le scelte più utili sono quelle inserite in un’alimentazione sana e complessivamente equilibrata.