Internazionale

PD-L2, la proteina che aiuta le cellule senescenti a resistere

Nei topi anziani il blocco del checkpoint immunitario ha migliorato glicemia e forza, ma non ci sono ancora applicazioni per l’uomo.

Con l’avanzare dell’età possono comparire cambiamenti graduali, come una maggiore difficoltà nel fare forza o un aumento della glicemia. Tra i processi biologici coinvolti ci sono quelli legati alle cellule senescenti, elementi che hanno smesso di moltiplicarsi dopo un danno o uno stress, ma che non vengono eliminate dall’organismo.

In condizioni normali il sistema immunitario riconosce queste cellule e le rimuove. Con l’invecchiamento, però, questo meccanismo può diventare meno efficiente e le cellule senescenti tendono ad accumularsi nei tessuti. Non sono completamente inattive: rilasciano sostanze capaci di favorire l’infiammazione e di alterare il funzionamento delle cellule vicine. La loro presenza è stata associata anche a un peggior controllo degli zuccheri e alla riduzione della forza fisica.

Il ruolo della proteina PD-L2

Una ricerca pubblicata su Cell Metabolism ha esaminato il ruolo di PD-L2, una proteina appartenente alla famiglia dei checkpoint immunitari. Si tratta di segnali presenti sulla superficie cellulare che possono funzionare come un freno, inducendo le difese immunitarie a non attaccare. Meccanismi simili sono già noti in oncologia, perché alcuni tumori li sfruttano per sfuggire alla sorveglianza dell’organismo.

Gli autori hanno osservato che PD-L2 è più abbondante nelle cellule umane senescenti analizzate in laboratorio e che i suoi livelli aumentano con l’età. La fase successiva dello studio ha riguardato i topi. Gli animali anziani modificati geneticamente per non produrre la proteina presentavano meno cellule senescenti rispetto ai coetanei normali, oltre a una migliore sensibilità all’insulina e a una presa più forte.

In altri topi anziani, non modificati geneticamente, gli anticorpi diretti contro PD-L2 hanno migliorato la risposta all’insulina. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, la proteina aiuterebbe le cellule senescenti a eludere la sorveglianza immunitaria e a rimanere nei tessuti. Il suo blocco potrebbe quindi ridurne l’accumulo.

Risultati ancora lontani da una terapia

Si tratta però di una ricerca preclinica, condotta su cellule e animali. I risultati ottenuti nei topi non dimostrano che lo stesso approccio sia efficace o sicuro nell’uomo. Intervenire sui freni del sistema immunitario richiede particolare cautela: farmaci oncologici che agiscono su meccanismi simili possono provocare reazioni infiammatorie anche importanti.

Gli autori ipotizzano inoltre che la misurazione di PD-L2 nel sangue possa, in futuro, aiutare a valutare l’efficacia di trattamenti contro le cellule senescenti. Al momento, tuttavia, non si tratta di un esame disponibile o validato. Lo studio non offre dunque indicazioni terapeutiche applicabili oggi e non giustifica l’uso di prodotti presentati come capaci di eliminare le cellule senescenti.

Per sostenere la forza muscolare e la sensibilità all’insulina restano valide le strategie con prove più solide: attività fisica regolare, compresi gli esercizi di forza, alimentazione equilibrata e sonno adeguato. In caso di dubbi sulla propria salute è opportuno rivolgersi al medico.

Fonte scientifica: Blocking PD-L2 prevents senescent cell accumulation and age-related dysfunction, Cell Metabolism, DOI 10.1016/j.cmet.2026.08.014.