In alcune persone con malattia di Parkinson sono presenti, già nelle fasi iniziali, alterazioni neuropatologiche caratteristiche dell’Alzheimer. Questa combinazione, definita copatologia, è associata a un’evoluzione clinica generalmente più sfavorevole. Uno studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’IRCCS Santa Lucia, ha individuato nei pazienti interessati un comportamento particolare delle cellule immunitarie presenti nel sangue, con una maggiore attività e una risposta infiammatoria più intensa.
Lo studio sui pazienti nelle fasi iniziali
La ricerca, pubblicata sulla rivista npj Parkinson’s Disease e sostenuta da un finanziamento PRIN del Ministero dell’Università e della Ricerca, ha coinvolto 47 persone con Parkinson e 50 soggetti sani. Attraverso l’analisi dei biomarcatori liquorali, cioè delle proteine presenti nel liquido che circola nel sistema nervoso centrale, i ricercatori hanno individuato tra i pazienti 15 persone con copatologia Alzheimer e 32 senza questa caratteristica.
Successivamente il gruppo di ricerca ha esaminato il sangue dei partecipanti, analizzando i mediatori dell’infiammazione, la distribuzione delle diverse popolazioni cellulari e i processi attraverso cui le cellule immunitarie producono energia. Il confronto con i soggetti sani ha permesso di osservare i cambiamenti associati al Parkinson, mentre quello tra i due gruppi di pazienti ha evidenziato gli elementi collegati alla presenza della copatologia.
Una risposta infiammatoria più marcata
Le persone con Parkinson e copatologia Alzheimer presentavano, rispetto agli altri pazienti, disturbi motori e non motori più accentuati. Il dato più rilevante ha riguardato però il sistema immunitario periferico: nel sangue è stata osservata una risposta infiammatoria più intensa, accompagnata da un aumento della produzione di energia da parte dei globuli bianchi.
È emerso anche un cambiamento nell’equilibrio tra le diverse popolazioni cellulari. Le cellule con funzione regolatoria risultavano ridotte, mentre erano aumentate quelle coinvolte nelle reazioni infiammatorie, che apparivano anche più reattive. Secondo i ricercatori, questi elementi potrebbero riflettere una maggiore attività immunitaria associata al carico di neurodegenerazione.
Tommaso Schirinzi, dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’I.R.C.C.S. Neuromed, ha spiegato che la copatologia Alzheimer si accompagna a cambiamenti importanti delle difese immunitarie già nelle prime fasi del Parkinson. Le cellule circolanti sembrerebbero orientarsi verso un assetto di maggiore attività e reattività, possibile conseguenza del più elevato carico neurodegenerativo e del più rapido declino clinico osservato in questi pazienti. Lo stesso ricercatore ha sottolineato la necessità di confermare i risultati con studi più ampi.
Diego Centonze, vice direttore scientifico dell’IRCCS Neuromed e professore ordinario di Neurologia all’Università di Roma Tor Vergata, ha indicato nella comprensione delle differenze tra i pazienti uno degli obiettivi principali della ricerca. I risultati potrebbero contribuire a individuare precocemente alcuni sottotipi della malattia e a definire possibili bersagli per future terapie, ma non rappresentano ancora un’applicazione clinica consolidata.