I rischi della metformina esistono, ma sono specifici e in gran parte prevenibili. Parlare genericamente di danni può amplificare la percezione del pericolo: gli effetti indesiderati più frequenti riguardano l’apparato digerente, mentre l’uso prolungato può essere associato a una riduzione della vitamina B12. L’acidosi lattica è una complicanza grave, ma molto rara quando il farmaco viene prescritto e monitorato correttamente.
Disturbi digestivi e vitamina B12
Diarrea, nausea, vomito, gonfiore e fastidio addominale sono gli effetti avversi più comuni. Frequenza e intensità dipendono dalla dose, dalla formulazione e dalla sensibilità individuale. I sintomi possono interferire con la vita quotidiana, ma la diarrea non indica di per sé un danno permanente all’intestino.
La tollerabilità può migliorare aumentando gradualmente la dose, assumendo il farmaco durante il pasto oppure, quando appropriato, utilizzando una formulazione a rilascio prolungato. Se nausea, diarrea o dolore addominale persistono, è opportuno rivolgersi al curante per rivalutare dose e formulazione. La terapia non dovrebbe essere interrotta definitivamente di propria iniziativa.
Nel tempo, la metformina può ridurre i livelli di vitamina B12 e causare una carenza in alcuni pazienti. Il rischio aumenta con dosi elevate, lunga durata del trattamento e altri fattori che limitano l’assorbimento o l’apporto della vitamina. Un controllo è indicato in presenza di anemia, pallore, stanchezza marcata non spiegata, lingua dolente, nuovi formicolii o peggioramento di disturbi neurologici.
Può essere utile un monitoraggio periodico nelle persone a rischio o sottoposte a trattamenti prolungati, senza però un intervallo valido per tutti. Non ogni neuropatia in chi ha il diabete dipende dalla metformina: occorre distinguere una possibile carenza di B12 dalla neuropatia diabetica e da altre cause. Non è inoltre dimostrato che tutti debbano assumere integratori preventivamente. Se la carenza viene identificata e corretta, spesso il farmaco può essere continuato.
Acidosi lattica e funzione renale
L’acidosi lattica associata alla metformina è una complicanza rara ma potenzialmente letale, che richiede un trattamento ospedaliero urgente. Il rischio cresce soprattutto quando il farmaco si accumula a causa di un danno renale acuto o di una funzione renale gravemente ridotta. Tra gli altri fattori rilevanti ci sono sepsi, carenza di ossigeno nei tessuti, disidratazione grave, insufficienza epatica e consumo eccessivo di alcol.
Grave debolezza, sonnolenza insolita, difficoltà respiratoria, dolori muscolari accompagnati da intenso malessere o temperatura corporea insolitamente bassa richiedono una valutazione urgente, in particolare durante disidratazione, sepsi o problemi renali.
La metformina non è considerata un farmaco che abitualmente danneggia i reni. Viene però eliminata attraverso questi organi e può accumularsi quando la loro funzione peggiora. Per questo la funzionalità renale va controllata almeno ogni anno e più spesso se è già ridotta o rischia di diminuire.
Il farmaco è controindicato con un eGFR inferiore a 30 mL/min/1,73 m². Tra 30 e 44 sono necessarie rivalutazione o riduzione della dose e controlli più stretti, con differenze tra le indicazioni sull’eventuale inizio della terapia. In caso di vomito o diarrea importanti, disidratazione, impossibilità ad alimentarsi o sospetto danno renale acuto può essere necessario sospendere temporaneamente il trattamento, secondo un piano concordato con il curante, stabilendo anche quando riprenderlo e come gestire nel frattempo la glicemia.