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La sonnolenza dopo pranzo non dipende solo dalla glicemia

Il calo pomeridiano può comparire anche senza aver mangiato, mentre pasti molto abbondanti possono accentuarlo.

componente circadiana indipendente dal pasto, legata al ritmo biologico interno che regola la sonnolenza durante la giornata.

Il pranzo può quindi contribuire a rendere più intenso il torpore, ma non rappresenta necessariamente la causa principale. L’ipotesi del picco glicemico seguito da un rapido calo è fisiologicamente plausibile, ma le prove disponibili sul suo ruolo nell’attenzione delle persone sane sono limitate e non univoche. Una revisione di 15 studi su circa 1.100 adulti non ha rilevato differenze cognitive significative tra pasti ad alto e basso carico glicemico nelle prime due ore. Oltre questo intervallo è emerso un possibile vantaggio dei pasti a basso indice glicemico, riferito soprattutto alla memoria e non all’attenzione.

Quando la glicemia non è la spiegazione

I risultati citati provengono soprattutto da ricerche sulla colazione e non possono essere trasferiti automaticamente al pranzo. Inoltre, nelle persone senza diabete la vera ipoglicemia è rara e non può essere diagnosticata sulla base della sola stanchezza o della difficoltà a concentrarsi. Per parlare di ipoglicemia serve la triade di Whipple: sintomi compatibili, un valore di glicemia effettivamente basso misurato durante l’episodio e la scomparsa dei disturbi quando la glicemia torna normale.

Sonnolenza e fame, prese isolatamente, non dimostrano quindi un calo patologico degli zuccheri. Più rilevante può essere invece la quantità di cibo: alcuni studi, seppur piccoli e datati, hanno associato un pranzo molto abbondante a un aumento degli errori nei compiti che richiedono attenzione. Non esiste però una soglia calorica valida per tutti. Anche la composizione del pasto non offre una regola universale: alcune ricerche segnalano maggiore sonnolenza dopo pasti ricchi di carboidrati, altre dopo pasti ricchi di grassi.

Le indicazioni da seguire

Ridurre i carboidrati ad assorbimento rapido e abbinarli a fibre o proteine può attenuare la risposta glicemica dopo il pasto. Si tratta tuttavia di un effetto misurato sulla glicemia, non di un beneficio dimostrato sulla lucidità mentale. Allo stesso modo, una meta-analisi di 37 studi su glucosio e saccarosio ha prodotto risultati incoerenti: usare lo zucchero come rimedio contro il normale calo pomeridiano non è sostenuto da prove solide in chi non ha un’ipoglicemia documentata.

Non è indicato neppure eliminare drasticamente pane, pasta o riso, perché nessuno studio identifica questi alimenti come causa universale del torpore. È invece opportuno rivolgersi a un medico se dopo i pasti compaiono ripetutamente tremori, sudorazione, palpitazioni, confusione o cambiamenti del comportamento, soprattutto in caso di terapia per il diabete con insulina o sulfoniluree o dopo chirurgia bariatrica. Perdita di coscienza, convulsioni o confusione marcata richiedono assistenza immediata. Negli altri casi, il rallentamento pomeridiano riflette soprattutto il normale ritmo dell’organismo, mentre il pasto è soltanto una delle variabili che possono renderlo più evidente.