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Influenza 2026/27, cosa si sa tra vaccino e prevenzione

Dati, categorie protette e segnali d’allarme: l’impatto resta ancora incerto.

Per l’inverno 2026/27 è già possibile definire alcuni elementi della stagione influenzale, ma non prevederne con affidabilità la gravità. In Europa le epidemie invernali sono attese anche quest’anno; restano invece incerti il momento del picco, il numero di persone colpite e l’impatto sul sistema sanitario. Questi aspetti dipendono dai virus in circolazione e dal livello di immunità della popolazione.

Un dato importante riguarda la lettura dei bollettini settimanali. La sorveglianza italiana RespiVirNet registra le infezioni respiratorie acute, che possono essere provocate anche da virus diversi da quelli influenzali. Solo l’analisi di laboratorio dei campioni consente di stabilire quanti casi siano effettivamente dovuti all’influenza. Inoltre, dalla stagione 2025/26 la definizione di caso non richiede più necessariamente la febbre: i confronti con gli anni precedenti devono quindi essere interpretati con cautela.

Composizione del vaccino e categorie ammesse

La composizione del vaccino per l’emisfero nord è stata indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità a febbraio. Si tratta di un vaccino trivalente diretto contro due virus di tipo A, H1N1 e H3N2, e contro un virus di tipo B, il ceppo Victoria. La scelta tiene conto dei virus circolati nelle stagioni precedenti, ma non permette di sapere quale variante prevarrà in Italia né quale sarà l’efficacia sul campo.

La vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente a diverse categorie, tra cui gli adulti dai 60 anni, i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, le donne in gravidanza, le persone con patologie che aumentano il rischio e il personale sanitario. Per gli over 60 la circolare ministeriale raccomanda prodotti potenziati, adiuvati o ad alto dosaggio. La campagna parte dall’inizio di ottobre, con tempi legati alla disponibilità delle dosi e all’organizzazione regionale. Chi ne ha diritto può vaccinarsi anche più avanti nella stagione; per sviluppare la risposta immunitaria servono circa due settimane.

Quanto proteggono vaccino e misure quotidiane

Una revisione degli studi sui vaccini antinfluenzali inattivati negli adulti sani indica una riduzione dei casi di influenza confermata: il rischio passava dal 2,3% senza vaccinazione allo 0,9% con la vaccinazione, circa 23 casi contro 9 ogni mille persone. Si tratta però di dati riferiti a stagioni passate e soprattutto a persone tra 16 e 65 anni, non di una previsione per il prossimo inverno. L’efficacia varia in base alla stagione, alla popolazione e alla somiglianza tra i ceppi vaccinali e quelli circolanti.

Anche l’igiene delle mani può contribuire, ma con un effetto più contenuto. Nove studi su oltre 52.000 partecipanti hanno rilevato una riduzione probabile di circa il 14% delle infezioni respiratorie acute. Sull’influenza confermata in laboratorio le prove sono meno precise. Per le mascherine, invece, i risultati dipendono dal contesto e dalla regolarità d’uso: non offrono una protezione totale, ma possono rappresentare una misura aggiuntiva soprattutto quando si è malati.

In caso di forma influenzale semplice, gli antibiotici non sono indicati quando un’infezione batterica è poco probabile. La decisione su eventuali antivirali deve essere presa con il medico, considerando gravità e fattori di rischio. Le persone appartenenti alle categorie più vulnerabili dovrebbero contattare tempestivamente il proprio medico alla comparsa dei sintomi.

È necessaria una valutazione urgente in presenza di difficoltà respiratoria, dolore persistente al petto, confusione o disidratazione marcata. Nei bambini sono segnali d’allarme anche labbra bluastre, rientramenti del torace durante la respirazione e scarsa reattività. Va inoltre rivalutata la situazione quando febbre o tosse migliorano e poi tornano a peggiorare. La reale intensità della stagione sarà definita dai dati di laboratorio, settimana dopo settimana.