Un risultato negativo non sempre esclude con certezza la presenza di un’infezione. Lo dimostra uno studio condotto in Brasile, dove il sequenziamento del materiale genetico ha permesso di identificare il virus Sabiá in due pazienti inizialmente sospettati di avere una forma grave di febbre gialla.
I due malati erano ricoverati a San Paolo con sintomi emorragici e neurologici e sono entrambi deceduti. Gli esami molecolari per la febbre gialla avevano dato esito negativo. Per chiarire l’origine della malattia, i ricercatori hanno quindi utilizzato il sequenziamento metagenomico, una tecnica che analizza tutto il materiale genetico presente in un campione senza dover cercare in anticipo uno specifico microrganismo.
Perché i test non hanno rilevato il patogeno
L’analisi ha evidenziato differenze genetiche rilevanti tra i virus individuati nei pazienti e il ceppo di riferimento usato per sviluppare i test tradizionali. In pratica, le mutazioni accumulate nel tempo avrebbero impedito ai reagenti di riconoscere il patogeno e di segnalarne la presenza.
La ricostruzione evolutiva suggerisce che il virus non sia comparso di recente, ma che circoli in Brasile da oltre un secolo. I due casi non risultavano collegati e nessuno dei 34 contatti stretti monitorati, in gran parte operatori sanitari, è stato contagiato. Sulla base dei nuovi dati genetici, il gruppo di ricerca ha inoltre progettato test aggiornati, in grado di riconoscere anche le varianti oggi presenti.
Uno studio ancora limitato
I risultati devono essere interpretati con cautela. La ricerca riguarda soltanto due casi e, per uno dei pazienti, è stato possibile ricostruire solo una parte del genoma a causa della scarsa quantità di virus nel campione. Inoltre, l’assenza in Brasile di laboratori di massima sicurezza biologica ha impedito di isolare il virus vivo e di svolgere verifiche dirette.
Le ipotesi sul modo in cui il patogeno interagisce con le cellule umane derivano quindi da modelli informatici e non costituiscono prove biologiche definitive. Per chi vive al di fuori delle aree rurali del Sud America non emerge, sulla base di questo studio, un motivo di allarme personale.
La ricerca sottolinea però l’importanza della sorveglianza genomica e dell’aggiornamento degli strumenti diagnostici. Per chi viaggia in zone tropicali o rurali resta essenziale adottare le normali misure di prevenzione e rivolgersi tempestivamente a un medico in caso di febbre anomala al rientro. Lo studio è stato pubblicato su PLOS Neglected Tropical Diseases con il titolo Genomic characterization of Sabiá virus in Brazil, 2019–2020 e DOI 10.1371/journal.pntd.0014008.