Nazionale

GLP-1 contro l’obesità, il nodo della rimborsabilità

L’impatto annuale raggiunge 20,3 miliardi: dati e associazioni chiedono parità d’accesso alle terapie

Rendere rimborsabili i farmaci GLP-1 per il trattamento dell’obesità potrebbe rappresentare un investimento per il sistema sanitario e per l’economia italiana, più che un costo aggiuntivo. È la posizione sostenuta da Damiano Iulio, attivista per i diritti delle persone con diabete, che richiama l’impatto complessivo della patologia tra spese mediche, perdita di produttività e giornate di lavoro non svolte.

Secondo i dati citati, l’obesità genera in Italia un costo complessivo di 20,3 miliardi di euro all’anno, pari a circa lo 0,9% del prodotto interno lordo. Una parte della spesa riguarda l’assistenza sanitaria e il trattamento delle patologie associate; un’altra deriva dalle conseguenze sul lavoro e sulla partecipazione economica. Il tema coinvolge anche l’Emilia-Romagna e il territorio dell’Ausl di Piacenza.

La differenza tra diabete e obesità

Il nodo principale riguarda la rimborsabilità delle terapie. I farmaci agonisti del recettore GLP-1 sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, in Classe A, quando prescritti per il diabete di tipo 2. Se invece vengono utilizzati per la sola indicazione dell’obesità, ricadono in Classe C e il costo resta interamente a carico del paziente.

Le spese mensili indicate variano tra 150 e 350 euro. Secondo Iulio, questa differenza crea una barriera economica che rende l’accesso alle cure più semplice per chi dispone di maggiori risorse e più difficile per le fasce sociali meno abbienti. La conseguenza, nella sua valutazione, è una disuguaglianza nell’accesso alle terapie e alla prevenzione.

Il peso economico delle complicanze

La stima complessiva di 20,3 miliardi comprende 12,9 miliardi di costi sanitari diretti, legati soprattutto alle complicanze. Tra le voci riportate figurano 3,8 miliardi per il diabete di tipo 2, 2,5 miliardi per le malattie cardiovascolari e altri 2,5 miliardi per le patologie muscoloscheletriche.

I costi indiretti ammontano invece a 7,5 miliardi di euro, il 37% del totale. In questa componente rientrano 2,4 miliardi per l’assenteismo, 1,7 miliardi per il presentismo, cioè la presenza sul lavoro in condizioni di salute ridotte, 1,4 miliardi per l’assistenza informale, 1,2 miliardi per l’inattività economica e 700 milioni per la mortalità prematura. Da questo confronto nasce la tesi secondo cui la copertura pubblica delle terapie potrebbe costare meno delle conseguenze di una malattia non adeguatamente trattata.

Il quadro normativo ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante e ha previsto un Osservatorio dedicato. Restano però, secondo la segnalazione, alcune criticità: la patologia non è ancora formalmente inserita nei Livelli essenziali di assistenza, il fondo nazionale dedicato avrebbe risorse limitate e anche l’Osservatorio disporrebbe di finanziamenti contenuti.

In assenza di una modifica nazionale della rimborsabilità, la gestione dell’assistenza ricade in larga parte sulle Regioni. In Emilia-Romagna, la rete che coinvolge medici di medicina generale, specialisti e Case della Comunità viene indicata come un modello integrato. Il limite, tuttavia, sarebbe la difficoltà per le strutture pubbliche di garantire ai pazienti l’accesso ai medicinali più efficaci quando il costo rimane privato.

La proposta è inserita in un approccio più ampio, basato su cambiamenti dello stile di vita, terapia farmacologica, chirurgia bariatrica e monitoraggio nel tempo. L’obiettivo indicato è superare lo stigma legato al peso e considerare la prevenzione come una scelta capace di ridurre, nel lungo periodo, le conseguenze cliniche ed economiche associate all’obesità.