Nazionale

Ginocchio infiammato, quando camminare e quando fermarsi

La decisione dipende dall’origine del disturbo e dalla presenza di segnali che richiedono un controllo tempestivo.

Dolore e gonfiore al ginocchio non indicano da soli una diagnosi precisa. Possono comparire in presenza di artrosi, borsite, gotta, infezioni oppure dopo una lesione recente. Per questo non esiste una risposta valida per tutti alla domanda se sia meglio camminare o restare a riposo: la scelta dipende dalla causa del problema, dall’intensità dei sintomi e dalla presenza di segnali acuti.

Prima di provare a camminare è necessario prestare attenzione ai campanelli d’allarme. Un ginocchio molto doloroso o fortemente gonfio, sul quale non si riesce a sostenere il peso, non dovrebbe essere messo alla prova. Serve una valutazione medica tempestiva anche in caso di incapacità di muovere l’articolazione, deformità visibile, sensazione di blocco o gonfiore particolarmente marcato.

Un controllo rapido è indicato inoltre quando l’articolazione appare calda, arrossata e molto dolente, soprattutto se compaiono febbre o brividi. Escluse queste situazioni, occorre distinguere tra un disturbo cronico, come l’artrosi, e un dolore iniziato dopo una distorsione o un altro trauma recente.

Artrosi, il movimento va adattato ai sintomi

Nel caso dell’artrosi del ginocchio, restare immobili a lungo non è in genere la strategia indicata. L’esercizio è considerato un trattamento utile, purché venga adattato alle capacità della persona e alla risposta dell’articolazione. Il cammino può rientrare tra le attività praticabili, ma le evidenze disponibili non dimostrano che sia migliore degli esercizi di rinforzo muscolare o di altre forme di movimento.

Una passeggiata, quindi, non sostituisce necessariamente un programma riabilitativo personalizzato. Nel breve periodo l’attività fisica può migliorare dolore e funzionalità: i dati di oltre 130 studi indicano una riduzione media del dolore di circa 13 punti su una scala da zero a cento e un recupero funzionale di 12,5 punti rispetto all’assenza di trattamento. Si tratta però di un beneficio medio contenuto, che può variare da persona a persona.

Non esiste una soglia di dolore uguale per tutti oltre la quale sia sempre necessario fermarsi. L’obiettivo non è continuare a camminare ignorando un dolore intenso, ma regolare lo sforzo in base alla reazione del ginocchio, evitando di forzare quando i sintomi aumentano.

Dopo un trauma servono cautela e ripresa graduale

Se dolore e gonfiore compaiono dopo una distorsione o una lesione acuta dei tessuti molli, nelle fasi iniziali è indicato ridurre temporaneamente attività e carico per proteggere la parte interessata. Questa cautela riguarda di solito i primi uno, due o tre giorni, ma non deve essere interpretata come una regola rigida per ogni infortunio.

Quando il dolore lo consente, è opportuno ricominciare a muovere l’articolazione con gradualità e senza forzare. Anche nei dolori al ginocchio non associati a complicazioni importanti può essere utile alleggerire gli sforzi nei primi giorni e poi procedere con un ritorno progressivo alle attività abituali, seguendo il miglioramento dei sintomi.

La scelta, dunque, non è tra immobilità prolungata e cammino forzato. Se il disturbo non migliora dopo alcune settimane, si ripresenta spesso o limita le attività quotidiane, è consigliabile far valutare il ginocchio e considerare, quando indicato, un percorso di fisioterapia.