L’approvazione in Veneto della legge sul fine vita Liberi Subito, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, riaccende il confronto anche in Piemonte. L’associazione chiede al Consiglio regionale piemontese di procedere con l’esame della proposta sostenuta dai cittadini e di trasformare gli impegni politici annunciati nelle scorse ore in un percorso legislativo concreto.
La richiesta dell’associazione
In una nota, Davide Di Mauro e Lidia Sessa, coordinatori della proposta di legge Liberi Subito in Piemonte, parlano di una convergenza trasversale tra le forze politiche regionali. Secondo l’associazione, il diritto alla libertà di scelta nel fine vita non sarebbe riconducibile a un singolo partito o schieramento, ma deriverebbe dai principi costituzionali.
Il passaggio indicato come prossimo è il deposito delle firme raccolte dai cittadini piemontesi, previsto il 13 ottobre in Consiglio regionale. Dopo la consegna, l’Associazione Luca Coscioni sollecita l’avvio senza ritardi dell’iter legislativo della proposta, auspicando che il Piemonte segua le Regioni già citate nella nota: Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto.
Procedure e tempi del servizio sanitario
Nel testo diffuso, l’associazione sostiene che l’aiuto medico alla morte volontaria sia già legale in tutta Italia, compreso il Piemonte, sulla base delle sentenze della Corte costituzionale. Il punto ancora da disciplinare, secondo i promotori, riguarda l’organizzazione del servizio sanitario regionale e la definizione delle procedure necessarie a verificare le condizioni delle persone che chiedono di accedere al trattamento.
La proposta punta quindi a stabilire modalità operative e tempi ragionevoli di risposta, evitando ritardi ritenuti ingiustificati. L’associazione considera insufficienti, a questo scopo, le circolari emanate alle aziende sanitarie locali e chiede una legge regionale che dia attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale.
A sostegno della richiesta vengono richiamate due vicende personali citate nella nota: quella di Alan, che avrebbe affrontato nove mesi di sofferenza ritenuta inutile, e quella di Domenico, in Lombardia, costretto ad attendere 290 giorni nonostante le linee guida regionali. L’obiettivo dichiarato dai promotori è evitare che situazioni analoghe si ripetano per altri cittadini piemontesi.