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Calze compressive: quando aiutano e quando sono rischiose

Il gonfiore agli arti inferiori può avere cause diverse: prima di usarle serve un inquadramento clinico.

Le calze compressive possono alleviare il gonfiore delle gambe, ma non sono una soluzione valida per ogni tipo di edema. Il loro impiego è indicato soprattutto quando il problema è legato a una malattia venosa accertata. Prima di acquistarle è quindi importante capire l’origine del ristagno di liquidi, che può dipendere anche da farmaci, infezioni, trombosi o patologie di cuore, reni e fegato.

Quando il medico conferma un edema dovuto a malattia venosa cronica, la compressione sotto il ginocchio è tra i trattamenti raccomandati dalle linee guida europee di chirurgia vascolare. Per ridurre in modo evidente il volume della gamba si possono usare calze elastiche con una pressione alla caviglia compresa tra 20 e 40 mmHg, oppure bendaggi rigidi e dispositivi regolabili scelti in base alle condizioni della persona.

Benefici diversi in base alla pressione

Sgonfiare i tessuti e ridurre dolore e pesantezza sono obiettivi distinti. Quando prevalgono i sintomi quotidiani della malattia venosa, può essere sufficiente una compressione più leggera, a partire da 15 mmHg alla caviglia. Le calze, però, non curano necessariamente le vene varicose in modo definitivo: per le varici senza ulcere non ci sono prove solide che rappresentino da sole il trattamento iniziale o che ne blocchino la progressione.

In presenza di varici sintomatiche e reflusso nelle vene safene, le linee guida statunitensi indicano, nelle persone idonee, di valutare un intervento diretto sulla vena invece di affidarsi a lungo soltanto alla compressione. Il quadro cambia nelle fasi più avanzate, quando compaiono ulcere venose: una revisione condotta su quasi 1.400 persone ha rilevato che la terapia compressiva favorisce una guarigione più rapida e aumenta la probabilità di recupero completo entro un anno. Il risultato riguarda soprattutto specifici bendaggi medici, non le normali calze acquistate al dettaglio.

Viaggi, controindicazioni e segnali d’allarme

Durante i voli lunghi, anche chi non ha una diagnosi di malattia venosa può usare le calze per limitare il gonfiore a fine viaggio. Le prove su questo beneficio, tuttavia, hanno una certezza bassa. Gli studi indicano con maggiore solidità una riduzione delle trombosi venose profonde asintomatiche, mentre non permettono di stabilire se la compressione prevenga trombosi sintomatiche o embolie polmonari.

La calza è un presidio medico che deve avere misura, vestibilità e pressione adeguate. Dolore o disagio durante l’uso non significano che stia funzionando meglio: in questi casi è necessario interromperne l’utilizzo e rivalutare con il medico taglia, applicazione e indicazione. Una compressione elastica sostenuta è controindicata o richiede stretto controllo in caso di arteriopatia periferica grave, scompenso cardiaco in classe NYHA IV e, di norma, anche in classe NYHA III. Tra i parametri considerati per l’arteriopatia rientrano una pressione alla caviglia inferiore a 60 mmHg o un indice caviglia-braccio sotto 0,6.

Il gonfiore persistente o in peggioramento, anche se interessa entrambe le gambe, merita una valutazione medica. Serve invece un intervento urgente quando compare improvvisamente in una sola gamba senza una causa chiara, oppure quando la zona è dolorosa, arrossata o calda. Se compaiono anche fiato corto o dolore al petto, bisogna rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza.

La scelta della compressione va dunque fatta dopo aver identificato la causa del gonfiore. Se applicata con la pressione corretta a una gamba colpita da insufficienza venosa, può offrire un sollievo concreto; usata senza diagnosi, rischia invece di non affrontare il problema reale e di ritardare una valutazione necessaria.