San dona' di piave (VE)

A San Donà la chirurgia oculare sperimenta la visione 3D

Un casco dedicato restituisce immagini dettagliate durante procedure complesse; l’Ulss 4 esegue circa 5mila prestazioni ogni anno.

L’Unità operativa complessa di oculistica dell’ospedale di San Donà di Piave ha messo alla prova una nuova tecnologia destinata agli interventi oculari più delicati. Il sistema consente al chirurgo di osservare l’occhio in tre dimensioni e in alta definizione, attraverso un casco dedicato indossato durante l’operazione.

La sperimentazione riguarda un sistema microscopico tridimensionale pensato per le procedure in cui la precisione e il controllo di ogni movimento sono particolarmente importanti. Nella chirurgia oculare il medico utilizza normalmente un microscopio operatorio, che permette di ingrandire strutture di pochi millimetri. La soluzione in prova trasferisce invece le immagini all’interno del visore, restituendo la percezione della profondità e un livello elevato di dettaglio delle strutture osservate.

La sperimentazione nell’ospedale di San Donà

Il dispositivo è stato valutato sul campo dall’équipe dell’Ulss 4 nell’ambito del percorso di aggiornamento tecnologico dell’oculistica. La struttura esegue ogni anno circa 5mila prestazioni chirurgiche, tra interventi vitreo-retinici e procedure per la cataratta, la cornea e il glaucoma.

La visione tridimensionale può risultare particolarmente utile nei casi più complessi, perché consente di cogliere la profondità e di distinguere con maggiore precisione i dettagli delle aree trattate. La prova servirà a verificare l’effettiva utilità della tecnologia nel lavoro quotidiano dei professionisti e a valutare se possa ampliare le possibilità operative dell’équipe.

Il ruolo della tecnologia nelle cure

Giorgio Santin, direttore dell’Unità operativa complessa di oculistica dell’Ulss 4, ha sottolineato che nella chirurgia dell’occhio la qualità della visione del medico incide direttamente sulla sicurezza dei gesti compiuti durante l’intervento. La valutazione di soluzioni come quella sperimentata a San Donà, ha spiegato, permette di individuare gli strumenti più adatti a sostenere il lavoro dell’équipe soprattutto nelle situazioni di maggiore complessità.

Per il direttore generale dell’Ulss 4, Carlo Bramezza, mettere a disposizione dei professionisti strumenti adeguati alla complessità dei casi affrontati ogni giorno rappresenta un modo concreto per tutelare la salute dei pazienti. L’azienda sanitaria considera l’innovazione tecnologica una delle leve per lo sviluppo dei propri servizi, insieme alla crescita delle competenze, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure offerte ai cittadini del Veneto Orientale.