L’attentato avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sarebbe stato commissionato da Valter Lavitola con l’obiettivo di accrescere la popolarità del conduttore e favorire i progetti politici dell’indagato. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip di Roma Iole Moricca ha disposto il carcere per Lavitola.
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, l’azione non sarebbe stata ideata per mettere concretamente in pericolo l’incolumità di Ranucci. L’evento, agli occhi del giornalista e dell’opinione pubblica, avrebbe invece dovuto apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, un avvertimento destinato a condizionare la prosecuzione delle sue inchieste.
L’ipotesi del giudice
Il gip scrive che lo scopo di Lavitola sarebbe stato quello di favorire l’ascesa politica di Ranucci e, nello stesso tempo, assicurarsi un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato dall’indagato. L’ordinanza è stata emessa nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma, con indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo.
Nel documento giudiziario viene inoltre esclusa, allo stato degli atti, l’esistenza di un’intesa tra Lavitola e il conduttore. Il giudice sottolinea che non è emerso alcun elemento per ritenere che Ranucci fosse d’accordo con l’indagato nella preparazione o nella realizzazione dell’attentato.
Le intercettazioni
Lavitola, riferisce il gip, avrebbe commentato più volte la vicenda sostenendo che, se fosse stato lui il mandante, anche Ranucci avrebbe dovuto essere consapevole dell’operazione. Le risultanze investigative portano però il giudice a una conclusione diversa: il giornalista sarebbe stato vittima di una manipolazione.
Questa valutazione viene collegata alla presunta astuzia dell’indagato e al profondo legame instaurato tra i due. Un rapporto che, secondo l’ordinanza, avrebbe spiegato la reazione di stupore e incredulità mostrata da Ranucci dopo aver appreso dell’incriminazione dell’amico.
Il gip richiama anche il contenuto di diverse intercettazioni, dalle quali emergerebbe che Lavitola avrebbe continuato a influenzare il giornalista, alimentando in lui la convinzione che la tesi seguita dagli inquirenti fosse del tutto inverosimile. Per il giudice, l’indagato sarebbe stato convinto che il sostegno della persona offesa avrebbe potuto rafforzare la propria posizione nell’inchiesta.