I sacerdoti di nazionalità straniera sono da anni una presenza stabile nelle parrocchie di Prato e dei Comuni della provincia. Il fenomeno è legato soprattutto alla carenza di vocazioni e alla conseguente necessità, per sacerdoti italiani e stranieri, di seguire più comunità contemporaneamente. Non è più sempre possibile, infatti, che ogni parroco abbia una sola chiesa di riferimento.
La presenza di sacerdoti provenienti dall’estero si inserisce nel carattere multiculturale del territorio. In alcuni casi, la conoscenza della lingua e delle tradizioni di specifiche comunità ha favorito il rapporto tra parrocchie e cittadini arrivati a Prato per lavoro, studio o ricongiungimento familiare. È il caso anche dei fedeli e dei residenti di origine cinese, in una città dove la comunità cinese è numerosa, pur non essendo in prevalenza cattolica.
Il caso del Sacro Cuore
Nella chiesa del Sacro Cuore opera padre Attilio Rossi, missionario per diversi anni a Taiwan e oggi parroco, con una buona conoscenza della lingua cinese. Al suo fianco c’è il viceparroco don Giacomo Li, di nazionalità cinese. Dall’attività della parrocchia è nato un oratorio interculturale, aperto a bambini di tutte le nazionalità, insieme a corsi di italiano rivolti agli stranieri.
Anche sacerdoti polacchi, africani e indiani contribuiscono a creare un collegamento con le rispettive comunità di origine presenti sul territorio. La loro attività si svolge in una realtà che, considerando Prato e i Comuni della diocesi, compresa la Val Bisenzio, conta circa 200mila abitanti ed è caratterizzata da una crescente pluralità culturale.
I numeri della diocesi
La Diocesi di Prato precisa che da tempo non ricorre a sacerdoti stranieri se non quando intendono inserirsi stabilmente nella realtà locale. Esiste anche una presenza temporanea: alcuni religiosi arrivano per motivi di studio, sulla base di convenzioni con le diocesi di origine, e per un periodo limitato prestano servizio nelle parrocchie mentre completano la formazione in Italia.
Secondo i dati diffusi dalla curia pratese, nella diocesi sono presenti 87 sacerdoti italiani, esclusi il vescovo e il vescovo emerito, e 31 stranieri, compresi due sacerdoti malati e non più attivi. La componente straniera rappresenta quindi il 35% del totale considerato ed è composta da religiosi di 15 nazionalità. I gruppi più numerosi sono quello polacco, con otto sacerdoti, e quello indiano, con cinque.
La crisi delle vocazioni, sottolinea la diocesi, è un fenomeno generalizzato e non può essere valutato osservando una sola realtà locale. A Prato, inoltre, l’arrivo di sacerdoti da altre aree non è iniziato con le migrazioni internazionali: in passato furono inseriti in diocesi anche diversi sacerdoti lombardi. Il primo vescovo residenziale, monsignor Pietro Fiordelli, aveva infatti invitato a Prato giovani seminaristi incontrati durante i suoi spostamenti nel Nord Italia, provvedendo poi al loro inserimento stabile. I seminaristi originari di Prato sono oggi due, entrambi italiani, e studiano nel seminario arcivescovile di Firenze.