Varazze (SV)

Varazze, i privati replicano sul bando deserto dell’ex Invidia

I proprietari spiegano l’intesa con il Comune e respingono ogni responsabilità per l’assenza di offerte.

I proprietari della porzione privata dell’ex Invidia hanno replicato alle dichiarazioni dell’Amministrazione comunale di Varazze sulla gara andata deserta per la riqualificazione e la concessione dello storico disco-bar di corso Matteotti, chiuso dal 2018. Al centro del confronto c’è la mancata presentazione di offerte entro la scadenza del bando.

La presa di posizione dei privati arriva dopo le parole del vicesindaco e assessore Filippo Piacentini, che aveva collegato l’assenza di concorrenti anche alla mancata formalizzazione dell’assenso da parte dell’intera proprietà privata. I titolari respingono però ogni addebito e sostengono che l’accordo con l’Amministrazione fosse già stato raggiunto informalmente.

La replica dei proprietari

Secondo la ricostruzione dei privati, l’intesa avrebbe dovuto essere formalizzata subito prima dell’avvio dell’iter in Conferenza dei servizi, chiamata ad approvare il progetto, e quindi dopo l’aggiudicazione della proposta vincitrice. Per questa ragione, sostengono, il fatto che nessun operatore abbia partecipato alla gara non può essere attribuito, neppure indirettamente, ai proprietari.

I titolari affermano inoltre di avere collaborato con il Comune nell’interesse della comunità, che attende da anni il recupero della struttura demaniale e la sua restituzione a una nuova funzione. Nel compendio, precisano, sono presenti tre soggetti privati, circostanza che rende necessario il coordinamento tra le diverse porzioni dell’edificio.

Il nodo della progettazione unitaria

La questione riguarda in particolare la necessità di intervenire sull’immobile con un progetto architettonico unitario. Durante una precedente conferenza dei servizi, la Soprintendenza avrebbe richiesto che la riqualificazione della parte pubblica fosse accompagnata da una progettazione coerente anche per la porzione privata, evitando linguaggi architettonici differenti.

Piacentini aveva spiegato che il Comune aveva cercato fino all’ultimo di ottenere un consenso preventivo dai privati sul progetto destinato a risultare vincitore, proprio per evitare che il problema emergesse durante la procedura. A suo dire, diversi operatori giunti al sopralluogo avevano chiesto se esistesse già l’assenso dei proprietari: in assenza di una disponibilità formalizzata da tutti, sarebbe rimasto aperto il rapporto tra il progetto in gara e la parte privata dell’edificio.

L’Amministrazione aveva quindi valutato anche l’ipotesi che la gara potesse non ricevere offerte e, secondo il vicesindaco, avrebbe deciso comunque di procedere con la pubblicazione del bando. I proprietari contestano questa lettura e ribadiscono che l’assenza di partecipanti non può essere messa a loro carico. Il confronto resta così concentrato sulle modalità con cui dovrà essere definito il futuro dell’ex Invidia, tra proprietà pubblica, porzioni private e autorizzazioni necessarie alla riqualificazione.