Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha denunciato la diffusione dei suoi dati personali sul dark web e nuove minacce rivolte anche ai suoi familiari. In un messaggio pubblicato su X il 7 novembre 2026, il titolare della Farnesina ha riferito che criminali informatici cercherebbero ulteriori informazioni su di lui e sui suoi cari, arrivando anche a offrire denaro per ottenerle.
Criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark web e cercano altre informazioni, di fatto esponendomi a nuove minacce e intimidazioni. Coinvolgono anche la mia famiglia, sono pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari. La mia reazione è molto semplice: non mi farò intimidire in nessun modo. Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia, rafforzerò sempre più i legami e la collaborazione con i nostri alleati per proteggerci insieme.
La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino: difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità criminali è pericoloso.
Si muovono anche in reazione alle attività che da mesi abbiamo messo in piedi per difendere la sicurezza informatica del Ministero degli Esteri. Alla Farnesina lavoriamo seriamente contro queste minacce: ho creato dal 1° gennaio una “direzione cyber” per proteggerci dalle incursioni informatiche di soggetti spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili. Siamo operativi e siamo collegati ai nostri alleati.
La nostra scelta, la mia missione sono compiute: noi continueremo a difendere la nostra sicurezza, a difenderci dai criminali informatici. Con la convinzione che questo è il modo giusto per tutelare il popolo italiano e il nostro Paese.— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) November 7, 2026
“La mia reazione è molto semplice: non mi farò intimidire in nessun modo”, ha scritto Tajani. Il ministro ha aggiunto che continuerà a lavorare per difendere il ministero degli Esteri e l’Italia, rafforzando i rapporti e la collaborazione con gli alleati per aumentare la protezione comune dalle minacce informatiche.
Il legame con il sostegno a Kiev
Secondo Tajani, la sua posizione sull’Ucraina sarebbe la ragione politica per cui è finito nel mirino. Il vicepremier ha ricondotto le intimidazioni alla scelta italiana di sostenere la libertà, la democrazia e l’indipendenza di uno Stato sovrano. Nel suo messaggio non ha però indicato elementi investigativi ulteriori né fornito dettagli sulle modalità con cui i dati sarebbero stati diffusi.
Il ministro ha collegato le minacce anche alle iniziative avviate negli ultimi mesi dalla Farnesina per rafforzare la sicurezza delle proprie infrastrutture digitali. Ha riferito di avere istituito, dal 1° gennaio, una direzione cyber incaricata di proteggere il ministero dalle incursioni informatiche. A suo giudizio, alcuni dei soggetti responsabili sarebbero in qualche modo collegati a entità statali considerate ostili. Tajani ha assicurato che la struttura è operativa e in contatto con i Paesi alleati.
Le reazioni di Forza Italia
Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione di Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato. Il senatore ha definito molto gravi le minacce attribuite agli hacker filo-russi del gruppo NoName057(16), sostenendo che l’organizzazione sarebbe legata ad ambienti russi e, in particolare, a strutture dell’intelligence di Mosca.
Gasparri ha inoltre riferito di avere ricevuto, insieme ad altri esponenti di Forza Italia, lettere giudicate minacciose dall’Ambasciata iraniana a Roma dopo la partecipazione a manifestazioni contro la pena di morte in Iran e a sostegno di Najmeh Amini. Il presidente della commissione parlamentare ha ribadito che il partito continuerà a difendere la libertà in Italia e all’estero e ha affermato che nessuno si farà intimidire. Le accuse e i collegamenti indicati nelle dichiarazioni politiche riportate non risultano accompagnati, nel testo, da ulteriori dettagli su eventuali accertamenti delle autorità.