Il comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare Liberi subito chiede che il testo sul suicidio medicalmente assistito venga inserito all’ordine del giorno della seduta dell’Assemblea legislativa dell’Umbria del 22 ottobre. In caso contrario, i primi firmatari annunciano la possibilità di attivare iniziative legali per ottenere il rispetto delle norme regionali sull’iter delle proposte popolari.
La richiesta è stata formalizzata con una lettera inviata a tutti i consiglieri regionali da Stefano Massoli, marito di Laura Santi, e da Mario Bolli, Lorenzo Biancalana, Maria Sole Giardini, Andrea Schiazzano e Alice Spaccini, primi presentatori e delegati del comitato. Il gruppo sostiene che il mancato esame del testo stia determinando ritardi e disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari collegati alla procedura.
L’iter della proposta
Promossa dall’Associazione Luca Coscioni, la proposta è stata depositata il 17 settembre di un anno fa e ha raccolto il sostegno di 4.801 cittadini umbri. L’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa l’ha dichiarata ammissibile il 27 novembre dello stesso anno, assegnandola poi alla Terza commissione consiliare permanente.
In primavera si sono svolte le audizioni dei presentatori, mentre circa 20 giorni fa sono stati ascoltati gli esperti. Secondo il calendario dei lavori, la proposta tornerà all’esame della Terza commissione nella seduta di giovedì 15. Dopo il voto in commissione, il testo potrà essere trasmesso all’Aula per la discussione.
Il nodo dei tempi
Al centro della contestazione c’è il termine previsto dalla legge regionale 14 del 2010. La norma stabilisce che, se l’Assemblea non si pronuncia entro sei mesi dalla presentazione di una proposta di iniziativa popolare, questa debba essere inserita al primo punto dell’ordine del giorno della prima seduta utile, con precedenza sugli altri argomenti.
Per il comitato, il termine è scaduto il 17 marzo e da allora sono trascorsi quasi sette mesi senza che la disposizione venisse applicata. Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’organizzazione, hanno chiesto a Palazzo Cesaroni di assumersi la responsabilità di decidere. La proposta, sostengono, può essere approvata o respinta, ma non può essere sottratta alla discussione.
Gallo e Cappato richiamano inoltre le sentenze della Corte costituzionale sulle leggi approvate in Toscana e Sardegna, che hanno confermato la possibilità per le Regioni di disciplinare gli aspetti organizzativi e procedurali dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Il comitato avverte infine che, se il testo non sarà discusso il 22 ottobre, chiederà formalmente l’applicazione della normativa regionale e valuterà ulteriori azioni legali. L’obiettivo dichiarato non riguarda l’esito del voto, ma il diritto dei sottoscrittori a ottenere un esame da parte dell’Assemblea legislativa.